Simonetta Radice 31 marzo 2009 08:00

Escursione al monte Massone (Val d’Ossola)

Einstein forse non sarebbe d’accordo, ma per viaggiare nel tempo non e’ indispensabile percorrere lunghe distanze nello spazio e nemmeno muoversi alla velocita’ della luce. Oggi voglio parlarvi di un angolo di paradiso poco conosciuto e non troppo frequentato a pochi km da Verbania: il monte Massone. L’escursione a questa cima offre una splendida visuale sul lago Maggiore, la catena del Rosa e la Weissmeiss, le creste della Val Grande e la selvaggia Valstrona.
L’itinerario qui proposto parte da Ornavasso. Lasciata l’auto al santuario del Boden (475 mt), si imbocca, continuando lungo la strada asfaltata, il sentiero del chilometro verticale che, attraversando stupendi boschi di castagni e faggi e interesecando in diversi punti strade sterrate, incrocia la strada asfaltata all’altezza della chiesetta in località Pogalti. Qui, potete decidere di seguire la parte finale della strada asfaltata che arriva al rifugio Gravellona (1518 mt) in località Corte Vecchio o, in alternativa, completare il chilometro verticale seguendo i segni gialli fino alla chiesetta sulla cresta e seguire poi il sentiero a sinistra che, in breve tempo, porta alla strada in discesa verso l’alpe Corte Vecchio. Alle spalle del rifugio Gravellona – semplice e spartano ma suggestivo, vale la sosta – parte la mulattiera militare la cima del Massone (rifornitevi d’acqua alla fonte poco dopo il rifugio).
Il sentiero, sempre largo e ben segnalato, sale con diversi tornanti fino alla Bocchetta (1904 mt) che unisce la Valle Strona alla Val D’Ossola. Si prosegue verso nord per arrivare a una biforcazione (2045mt) dove il sentiero per il Massone prosegue a sinistra, mentre a destra parte quello per l’Eyehorn. La cima del Massone (2161 mt) è sormontata da una croce di ferro e regala stupendi panorami
Nota: è possibile arrivare in fuoristrada fino a pochi metri dal rifugio Gravellona sulla strada consortile ma è molto dissestata. Prestare attenzione.

 

Foto di Allaon

Sara Daffara 30 marzo 2009 08:44

Machu Picchu, la città perduta

Una delle Sette Meraviglie del mondo moderno si trova in Perù, nella valle dell’Urubamba: è Machu Picchu, città Inca costruita su uno sperone sporgente nella parte intermedia di una montagna a circa 2430 m di altitudine.

Il terreno è scosceso e con molti dislivelli, perciò Machu Picchu non ha l’aspetto di una normale città ma è formata da diverse unità sparse per tutta la zona, a diverse altitudini, separate da vertiginosi precipizi e unite da sentieri. Sulle montagne che la circondano gli Inca realizzarono altari cerimoniali, esprimendo così il carattere sacro della zona.

Il settore agricolo è il primo che si incontra entrando nel complesso archeologico, occupa tutta la zona sud – est della città ed è formato da terrazzamenti dove si coltivavano mais e patate. Le strutture principali di quest’area sono:

  • Il “Posto di Vigilanza”, una piccola abitazione con solo tre pareti;
  • La “Roccia Funeraria”, un monolito isolato tagliato a forma di altare con gradinate laterali, per alcuni luogo dove si imbalsamavano i defunti, per altri osservatorio solare dal momento che al solstizio d’inverno la luce del sole si proietta dall’ Intipunku (Porta del Sole) proprio su questa roccia;
  • Il “Recinto dei Dieci Vani”, forse logo di ristoro e alloggio per diverse persone.

Il settore urbano invece è a forma di “U” e ha due grandi complessi architettonici oltre a strade, scalinate e un sistema di canali idraulici per l’irrigazione e il consumo umano. Tutti gli edifici sono a pianta rettangolare con tetti fatti di paglia e rami e porte e finestre trapezoidali così come i vani dove erano collocati gli idoli e altri oggetti. Una Fossa Secca separa questa zona dal settore agricolo: Machu Picchu era infatti abitata dalla nobiltà e dalla casta sacerdotale, perciò si è pensato di dotarla di un sistema di difesa. Da qui seguono 16 Sorgenti Liturgiche affiancate da gradinate di accesso. Accanto alla sorgente principale un edificio con solo tre pareti, Wayrana, era forse un luogo di culto dove il Sommo Sacerdote celebrava riti legati all’acqua.

Più in alto una porta a doppio stipite dà accesso al Tempio del Sole. A questo luogo solo i sacerdoti e l’Inca, l’imperatore, avevano accesso mentre il resto della popolazione praticava i culti nella Piazza Principale al centro della città. Il Tempio del Sole era probabilmente l’osservatorio astronomico principale della città, al centro dell’edificio semicircolare si trova infatti un altare dedicato a Inti, il Sole mentre da una delle due finestre che si aprono sulla parete curva è possibile fissare con precisione il solstizio d’inverno basandosi sulla proiezione dell’ombra sulla roccia centrale. La parete posteriore, dritta, è nota come Porta dei Serpenti e presenta diverse nicchie scavate al suo interno per custodire gli idoli e le offerte cerimoniali. Accanto al Tempio, un edificio a due piani, forse residenza del Sommo Sacerdote mentre di fronte un altro edificio, con due stanze ampie e due più piccole intorno a un cortile centrale, era la residenza dell’Inca e della sua famiglia.

Uscendo dal complesso si arriva alla Cava, un’area di blocchi sparsi di granito provenienti dalle montagne vicine che qui venivano tagliati prima di essere usati per la costruzione degli edifici. A sud – est di quest’area si trova il “Gruppo Sacro” con una piazza su cui sorgono il “Tempio Principale” e il “Tempio delle Tre Finestre” che secondo alcuni sarebbe rappresentazione della “Montagna dalla tre finestre”, luogo di origine dei fratelli Ayar capostipiti del popolo Inca. Di fronte al tempio è la casa del sacerdote mentre alle sue spalle un piccolo recinto faceva da sacrestia.

Dalla Piazza una scalinata porta all’Orologio Solare: si tratta di piattaforme sovrapposte su cui poggia un monolito scolpito con angoli orientati. La costruzione culmina in un prisma alto 36cm che proietta la luce del sole sul pilastro sottostante. L’angolo a sud del poliedro ha un’inclinazione di 13°, che è la stessa latitudine di Machupicchu perciò il giorno dell’equinozio di primavera, il sole non proietta nessuna ombra sul pilastro. È dunque indubbio che fu utilizzato quale osservatorio solare, attraverso la misurazione delle ombre proiettate.
All’estremo nord della città si trova il complesso della “Roccia Sacra”: due edifici, uno di fronte all’altro, sembrano fungere da templi dedicati al culto della grande roccia che si erge al centro, su un piedistallo di pietra. Molti studiosi ritengono che la Roccia sacra non sia altro che la fedele riproduzione della montagna alle sue spalle, chiamata “Yanantin”: in effetti il profilo della roccia sembra una rappresentazione in scala della montagna. Tuttavia alcuni affermano che la pietra avesse in origine un’altra forma, forse quella di un puma. Dietro la roccia inizia il cammino che conduce al Wayna Picchu (”giovane montagna”, in contrapposizione a Machu che significa “antica”).

La parte orientale di Machu Picchu è invece dedicata al quartiere abitativo, con ogni probabilità popolato da artigiani. Le pareti sono infatti di pietre unite con il fango e gli edifici sembrano essere piccoli appartamenti e magazzini. In questo settore si distinguono il “Complesso delle tre porte”, la “Grotta del Sole” e il “Gruppo dei Mortai”. Quest’ultimo, noto anche come “Quartiere Industriale”, è indipendente dal resto delle costruzioni e ancora vi si trovano due mortai circolari dello stesso diametro, forse utilizzati per fabbricare tessuti o ceramiche.

Uno dei complessi architettonici più affascinanti ed enigmatici di Machu Picchu è il “Tempio del Condor”, a sud-est del Quartiere Industriale. Il tempio è una sorta di labirinto in cui si colloca una scultura che presenta gli elementi tipici del condor andino: il becco, il collare bianco intorno al collo e l’apertura alare. È indubbio che si trattasse di un luogo sacro dedicato al culto dell’”Apu Kuntur”, uno dei tre animali sacri, insieme con serpente e puma. C’è chi considera che qui sorgessero le prigioni di Machupicchu e che i condannati a morte venissero dilaniati dai condor. Secondo questa interpretazione le nicchie disposte negli antri (con piccoli fori negli stipiti) sarebbero state usate per ammanettare i prigionieri. Le nicchie più grandi avrebbero avuto invece la funzione di racchiudere i detenuti “murati vivi”: dai piccoli vani intagliati nella parete avrebbero respirato e mangiato.

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Eleonora Gambon 27 marzo 2009 13:00

InteRail in Finlandia

Uno dei modi più economici per conoscere un paese così affascinante quanto caro come la Finlandia è l’utilizzo del Pass InteRail, che ti permette di viaggiare nei comodissimi treni finlandesi da Helsiki verso tutte le località più importanti, fino all’inizio della gelida Lapponia, dove la rete ferroviaria termina nelle due cittadine di Kolari e Kemijärvi a quasi 1000 km di distanza dal confine più estremo.

Il vantaggio maggiore nell’organizzare un tipo di vacanza come questo in Finlandia, è la possibilità di usufruire di treni di altissima qualità, con tutti i servizi, con un livello di pulizia davvero impressionante e di una puntualità spaventosa. Peccato la rete ferroviaria non copra tutto il territorio e le distanze siano molto elevate, ma davvero sono piccole pecche completamente trascurabili.

Consiglio, se dovete percorrere lunghe tratte, di scegliere i treni notturni che con un piccolo supplemento vi risparmiano innanzitutto la notte in albergo, portandovi in più a destizione senza perder alcun giorno che invece potrete utilizzare per vivere appieno la vostra vacanza nel freddo Nord.

dscn4965L’InteRail Finlandia Pass propone per  cittadini residenti in Europa svariate possibilità a seconda di quanto si vuole viaggiare; i prezzi variano quindi a seconda dell’opzioni scelta e secondo l’età.

C’è la possibilità di viaggiare per 3, 4, 6 o 8 giorni nell’arco di un mese, con libertà assoluta di giorni e tipi di treno, con l’unica clausola che in caso di alcuni treni particolari, come i notturni, ci sia da pagare un supplemento.

Per quanto riguarda invece l’età vi è a disposizione lo Youth Pass, disponibile solo in seconda classe e per viaggiatori che alla data dell’inizio del viaggio abbiano un’età compresa tra i 12 e i 25 anni, e l’Adult Pass, disponibile in prima e seconda classe e per chi ha superato i 26 anni compiuti. I bambini al di sotto dei 4 anni viaggiano gratuitamente, mentre tra i 4 e gli 11 anni usufruiscono di uno sconto del 50%.

Infine viaggiare in Finlandia con l’InteRail vuol dire anche poter usufruire di sconti su altri tipi di mezzi di trasporto come i traghetti che portano da Helsinki a Stoccolma, a Tallin e a Rostock, o il tragitto gratuito in autobus da Kemi a Haparada in Svezia.

Insomma perfetto sotto tutti i punti di vista!

Foto di islandjoe

Cala dei Saraceni: spirito libero

Il villaggio di Eurotravel “Cala dei Saraceni” si trova sulla costa ionica della Calabria,  in una spettacolare posizione panoramica a pochi chilometri da Sibari. Di mozzafiato non c’è solo la vista che si gode di lassù, ma anche la vita a ritmo di musica che si gode al villaggio.

La struttura è bellissima e  di ottimo livello. Qui non sono ammessi i minori di 18 anni e questo rende naturale la presenza di ospiti giovani, coppie senza figli, gruppi di amici, ragazzi e ragazze che desiderano divertirsi, godere del mare limpido e della vivacità del posto.

È in super all inclusive, prima colazione fino a mattina inoltrata (si festeggia fino a tardi!), open bar dalle 10 del mattino alle 22, alcolici compresi, cibo ottimo in spiaggia e al resort. Grande confort, un “angelo custode” dedicato vi assisterà per ogni necessità, quindi qui potrete pensare solo alla bellezza, al divertimento e se vorrete allo sport, qui si fa di tutto e di più! Le parole d’ordine? Coccole, relax, evasione e libertà di esprimersi.

Non perdetevi il ” Sunset time” l’aperitivo  sulla terrazza dal pavimento di vetro, quando la luna sale alta nel cielo. Location magica per fare nuove amicizie.

Eleonora Gambon 26 marzo 2009 08:00

Ravintola Nili Rovaniemi

Capodanno in Lapponia condito da bufera di neve e  temperature che superano abbondantemente gli zero gradi, con oscillazioni piuttosto minime tra ore di luce e ore di buio, cioè trai -15ºC e i -20ºC…Dopo una giornata trascorsa al Santa Park Village e una risanante sauna nel nostro b&b, decidiamo di addentrarci in questo freddo polare (mai aggettivo più indovinato…) per dare una botta di vita gastronomica alla nostra vacanza, fatta di fast food e spuntini super economici, andando a mangiare in un bel ristorante del centro, il Ravintola Nili a pochi metri dalla zona pedonale di Rovaniemi.

Sebbene sembri uno dei tanti specchietti per le allodole, il ristorante ci è stato consigliato dalla padrona del b&b, che ha affermato essere un locale molto buono e rinomato anche tra i locali, ma senza essere esageratamente caro. Insomma ancora più convinti decidiamo di andare e, una volta arrivati, siamo stati subito accompagnati nella saletta più piccola (con circa 20 posti a sedere), decorata come il resto del locale con svariati simboli della cultura lappone: pelli di renna come soffitto, foto in bianco e nero raffiguranti queste zone spettacolari e oggetti vari di uso comune; ovviamente il legno regnava dappertutto e rendeva il tutto ancora di più una baita di montagna dove ripararsi dal freddo esterno. Un luogo intimo e speciale che ci ha fatti sentire davvero bene per tutta la serata.

Ma passiamo alla parte più importante di un ristorante, ossia il cibo. Noi abbiamo iniziato con due aperitivi piuttosto alcolici uno di mora artica, l’altro di mirtillo e, anche se con una gradazione davvero molto alta, il sapore dei frutti di bosco era a dir poco impressionante, in più un dettaglio davvero particolare: nel cubetto di ghiaccio era intrappolato un frutto che dava ancora più sapore al tutto. Accompagnava del pane nero e integrale, con burro salato davvero eccezionale, il primo cestino era gratis, il secondo invece ce l’hanno fatto pagare 4 euro.

Come antipasto abbiamo scelto un misto per minimo due persone a 18,60 euro a testa con tutte le prelibatezze di questa terra estrema: saladibujomino di alce, funghi porcini, renna in svariati modi, salmone affumicato e altri piccoli pesci di fiume, il tutto su un letto d’insalata. Un ventaglio di sapori nuovi e indimenticabili, anche se pensavamo qualcosa di più grande visto anche il prezzo, comunque assolutamente da provare.
Come piatto principale (in Finlandia non ci sono primi o secondi, ma solo piatti unici sempre abbastanza sostanziosi) io ho scelto un risotto con funghi porcini servito con un formaggio di capra sopra che, col calore del riso, si scioglieva piano piano, a 16,10 euro; molto buono ma non eccellente, in cui l’unica cosa che spiccava era il sorprendente sapore dei funghi. Elia invece ha scelto a 26,20 euro un piatto dove la renna era cucinata in due modi differenti: lonza brasata e filetto grigliato serviti con patata affumicata, un piatto decisamente da prendere in considerazione, preparato con cura e che ti cataopulta in un mondo diverso, lontano, selvaggio, fatto di caccia, foresta e gelo, in questa pietanza c’è decisamente tutta la Lapponia!
I dolci sono una zona off-limits per chi non ama i frutti di bosco, che riempiono qualsiasi piatto; io ho scelto una torta di cioccolato bianco e ribes rossi, mentre Elia una specie di millefoglie di vaniglia e mora artica (si è scoperto fan di questo frutto del bosco tipico della foresta finlandese), entrambi sugli 8 euro, buoni, ma non memorabili.
Il conto finale è stato di 126,50 euro, comprese le due birre, intorno alle 6 euro l’una. Probabilmente lo troverete un conto folle, purtroppo però invece piuttosto normale per i costi della Finlandia, comunque è stata una cena che meritava per tutto il contesto: il cibo era tutto di alta qualità, il luogo suggestivo e il servizio al limite dello snervante per la gentilezza e deligenza (il popolo finlandese è molto molto educato, ti dice grazie anche quando sei tu a dover ringraziare!), insomma se passate di lì concedetevi una notte folle e assaggiate la cultura lappone, sia con le papille che con gli occhi, gustatevi tutto perchè mica sta dietro l’angolo questa affascinante terra!

Barbara Figini 25 marzo 2009 08:00

Lofoten – le isole delle fiabe

Chiudete gli occhi e immaginate un paesaggio con del mare azzurro e delle cime appuntite di montagne che cercano di raggiungere il cielo.

Immaginate le onde che lambiscono la terra, sentite le grida dei gabbiani e l’odore del mare.

Immaginate delle brevi giornate di luce, quella luce che vedete solo all’alba e al tramonto e che vi fa sentire parte di un’altra dimensione.

Immaginate la neve che cade soffice e copre tutto di bianco regalando a queste isole ancora più una suggestiva magia.

Se siete riusciti ad immaginarvi tutto questo, ben arrivati alle isole Lofoten!

Le Lofoten sono un gruppo di isole situato a nord del circolo polare artico e a ovest della costa norvegese al 67 e 68 grado della latitudine.

Le isole più importanti sono Austvǻgǿy, Gimsǿy, Vestvǻgǿy, Flakstadǿy, Vǽrǿy, Rǿst e Hinnǿy

Queste isole sono montagne e vette, mare aperto ed insenature, spiagge e territori ancora intatti.

Per arrivare si può scegliere o il mezzo più veloce, l’aereo ci sono ben tre piccoli aeroporti, oppure scegliere il postale dei fiordi “Hurtigruten”, più lento ma più romantico e suggestivo.

Una volta arrivati su una di queste isolette, vi consiglio di affittare un’auto e scorrazzare liberamente tra un’isoletta e l’altra, facendo però attenzione a non distrarvi durante la guida dai colori e dallo spettacolo mozzafiato che queste incredibili isole offrono!

Foto di  Gaellery

Sara Daffara 24 marzo 2009 08:00

Basilica di Santa Sofia

La basilica di Santa Sofia o della Santa Sapienza (Hagia Sophia) è il principale monumento di Istanbul. Nota per la sua gigantesca cupola, apice dell’architettura bizantina, fu terminata nel 537 e da quel momento fu prima sede patriarcale, poi moschea mentre oggi è un museo.

 La costruzione inizia con Costantino che vuole realizzare una cattedrale per la nuova capitale dell’Impero, ma, alla sua morte (337), la chiesa è ancora incompleta: sarà consacrata solo nel 360 sotto Costanzo II dal patriarca Eudossio. Dopo un incendio viene riedificata da Teodosio II e riconsacrata nel 415. Di nuovo incendiata durante una rivolta contro l’imperatore Giustiniano I (532), sarà ancora una volta ricostruita. Dell’edificio di Teodosio si è conservata fino ad oggi la sacrestia, un piccolo edificio circolare laterale.

La ricostruzione della basilica sotto Giustiniano I inizia nel 532 con artigiani provenienti dai principali centri dell’Impero e già nel 537 la chiesa viene riconsacrata. I pilastri di sostegno della cupola, che ha un diametro di 31 m, risulteranno però troppo deboli così, anche a causa di ben tre terremoti, parte della cupola crolla nel 558 e la chiesa sarà riaperta solo nel 563 dopo la realizzazione di una cupola più leggera e rialzata di 6 m per distribuire meglio il carico.

La stessa cupola sarà ricostruita altre due volte, nel X e nel XIV sec. dopo altrettanti crolli. In queste occasioni l’edificio viene rafforzato con la costruzione di quattro alette – contrafforti ai lati che racchiudono scale interne.

Durante la Quarta Crociata, con la presa di Costantinopoli (1203), S. Sofia viene saccheggiata e molte reliquie, tra cui la Sacra Sindone, una pietra della tomba di Cristo, il latte della Vergine Maria e le ossa di diversi santi furono rubate. La basilica continuerà comunque ad essere luogo di culto cattolico fino al 1261 quando i Bizantini riconquistarono la città e ristrutturarono ancora una volta l’edificio.

Nel 1453 i Turchi conquistano Costantinopoli e S. Sofia è trasformata in moschea: a questo periodo risalgono i minareti ancora visibili agli angoli, l’altare e le immagini sacre vengono tolte mentre tutti i mosaici parietali saranno coperti di intonaco.

Nel 1847 il sultano Abdul Mejid affida il restauro del monumento a Gaspare Fossati e nel 1934, per decisione del presidente della Repubblica turca Mustafa Kemal Atatürk, S. Sofia diventa un museo.

 La basilica ha una pianta quasi quadrata di 71 x 77 m divisa in tre navate con arcate divisorie in doppio ordine e un’unica abside opposta all’ingresso che all’esterno appare poligonale. L’ingresso è preceduto da un doppio nartece (= atrio porticato antistante l’ingresso della chiesa, dove, nell’antica liturgia cristiana, stavano i catecumeni e i penitenti) mentre gli interni sono decorati con mosaici, marmi e stucchi. Nel corso degli anni sono anche stati aggiunti mausolei laterali. Sempre all’interno, alcuni corridoi laterali, ricchi di decorazioni, portano al grande vano della navata centrale, dominato dalla cupola il cui peso è sostenuto da quattro enormi pilastri realizzati con pietre lavorate tenute insieme da una colata di piombo. Nelle zone verso l’abside e verso l’ingresso, invece, due semicupole digradano da quella principale.

Sulle navate laterali corrono poi i matronei (= gallerie situate sopra le navate laterali e aperte verso la navata centrale), destinati alla corte imperiale che così poteva assistere alla messa da una posizione rialzata. Al di sopra di essi si aprono infine due file sovrapposte di finestre, più ampie al centro e più piccole verso i lati e nella fila inferiore.

Sotto Giustino II la decorazione interna, inizialmente aniconica, è integrata con cicli evangelici e con scene diventate poi canoniche del Dodecaorto, il sistema di dodici feste bizantine.

Oggi di questo apparato decorativo originale si è conservata purtroppo solo una parte che però continua a essere una fondamentale testimonianza dell’Arte Bizantina.

Eleonora Gambon 23 marzo 2009 08:00

Sea Horse Helsinki

Il Sea Horse è uno dei locali che troverte su praticamente tutte le guide di Helsinki; onnipresente e sempre recensito con giudizi più che soddisfacenti, è stata per noi una scelta più o meno obbligata in quanto ci siamo trovati in un giorno infrasettimanale d’inverno dove non c’era niente di aperto, per lo meno nei pressi del nostro hotel. Questo locale è infatti leggermente decentrato rispetto alla zona pulsante della città che si affaccia sul porto, macomunque nel centro della capitale finlandese.
La posizione è all’angolo di un bel edificio e, a quanto abbiamo letto e visto in varie fotografie, d’estate vengono messi tutti i tavolini fuori sul marciapiede, d’inverno invece fuori si congela, per cui ci si rintata nelle accoglienti sale interne, due per la precisione, una più grande e una semi priveè, con solo una ventina di posti. Appena entrati siamo stati accolti da un gentile portiere che ha preso in consegna le nostre giacche e ci ha poi indirizzato alla signora che ci ha servito per tutta la serata, con simpatia e disponibilità, un servizio davvero ottimo per un locale comunque di medio livello.
Accompagnati al tavolo nella saletta più piccola, ci è stato portato subito del pane che non è stato inserito nel conto sebbene abbiamo fatto anche il bis, cosa piuttosto rara in Finlandia e quindi ancora più apprezzata.
Non avevamo molto fame, quindi abbiamo preso a testa solo un secondo piatto, che da loro è considerato piatto unico: il “pyttipannu talon tapaan” ossia un piatto caldo con prosciutto fritto, cipolle, patate e uovo fritto sopra, molto gustoso e soprattutto davvero abbondante! Per chi non ama le cipolle, non si preoccupi perchè quasi non si sentono. L’altro piatto è piuttosto tradizionale: “perinteiset lihapyörykät“, cioè polpette in salsa con rape e purè di patate, una combinazione che non potrete non assaggiare in un soggiorno in Finlandia perchè davvero molto comune.
Come dolce abbiamo scelto una cosa che ancora sogno di notte il “jääkarpalot“, un dolce semplicissimo, ma che per me che sono golosa è stata una rivelazione: in pratica ti servivano una coppetta di mirtilli rossi surgelati a cui tu dovevi aggiungere la salsa di mou calda portata a parte che scioglieva i mirtilli, togliendogli anche l’aspro caratteristico di quei piccoli frutti di bosco. Una cosa a dir poco fenomenale!!!
I piatti sono stati abbondanti e molto apprezzati, non eccellenti, ma comunque ne è valsa la pena…soprattutto per il dolce per cui siamo completamente impazziti!

Il conto è stato discretamente moderato, ma è anche vero che abbiamo preso solo due piatti e un dolce con dell’acqua, che in Finlandia non si paga. I due secondi sono costati uno 14,50€ e l’altro 13,50€ mentre il dolce 7,50€ per un totale di 35,50€. Diciamo che i prezzi erano in linea con gli altri ristoranti finlandesi, ma almeno qua non c’erano rincari su pane e coperto. Sottolineo di evitare sempre i vini in qualsiasi parte di Finlandia: sono costosissimi, perchè tutti importati.

Nel finale posso dire che è un buon ristorante, di livello medio, con prezzi medio-alti e purtroppo un pochino turistico, ma che vale la pena provare anche solo per un veloce pasto come abbiamo fatto noi. In fondo siamo comunque usciti con la pancia ben piena e soddisfatti per quello che abbiamo mangiato. Dev’essere molto bello soprattutto d’estate…magari ci ritornerò, anche solo per un’altra coppetta di quel meraviglioso “jääkarpalot”!

Simonetta Radice 20 marzo 2009 15:41

Il Cerro Torre

Saranno le nubi che quasi sempre ne avvolgono le guglie, sara’ l’ossessione che ha scatenato in tanti alpinisti messi a dura prova dalle difficolta’ tecniche dell’ascensione e dalle condizioni atmosferiche proibitive, ma il Cerro Torre, scalato ufficialmente per la prima volta nel 1974 dai “Ragni di Lecco”, conserva ancora oggi tutto il mito che ha fatto la storia. Di grande renuerazione paesaggistica e’ comunque anche la semplice escursione che da El Chalten arriva fino alla laguna Torre, alla base della montagna.

L’escursione non presenta  difficolta’ e non richiede particolare attrezzatura, fatto salvo una giacca impermeabile, perche’ in Patagonia il tempo può essere estremamente variabile. Il sentiero è sempre ben segnalato e, dopo un breve strappo iniziale che vi fara’ praticamente guadagnare quasi tutta la quota (200 m di dislivello), procede per salliscendi fino al primo punto panoramico, il mirador Laguna Torre. Da qui, la vista spazia sul Ghiacciaio Grande, mentre il Cerro Torre e’ gia’ visibile. Presi dalla maestosita’ dello scenario circostante, non mancate di dare un’occhiata a flora e fauna, potrete vedere l’orchidea araucana, assaggiare i frutti del Calafate, sentire i picchi al lavoro e avvistare i coloratissimi pappagallini australi

il sentiero per la laguna Torre attraversa poi bellissimi boschi di lengas e, nell’ultimo tratto, costeggia il rio Fitz Roy fino al campamento De Agostini. Da li’ solo una piccola salita su sabbia morenica vi separa dalla vista di sua maesta’ il Cerro Torre in tutto il suo splendore (o in tutte le sue nubi, dipende!). Tenendo il lago alla vostra sinistra, e seguendo lo stretto sentiero sulla morena, arriverete infine al mirador Maestri, punto da cui prese il via l’impresa controversa del grande alpinista italiano, nonche’ luogo scelto da Herzog per alcune  riprese del lungometraggio Grido di Pietra. Il ritorno avviene dallo stesso sentiero. Potete fermarvi a bere una birra al Patagonicus e dare un’occhiata alle foto d’epoca dell’impresa di Maestri.

Foto di maegges

Eleonora Gambon 18 marzo 2009 08:00

EL Novillo Precoz a Cordoba

In una giornata di pioggia mi sono imbattuta più per caso, che per scelta in questo ristorante a pochi passi dalla mitica Mezquita e quindi in pieno centro storico.

Il locale è formato da una sala unica, non molto grande a dire il vero, ma molto ben arredata, in stile rustico e con molti quadri e oggetti che riportano alla cultura latino americana. Il locale infatti è specializzato in carne argentina e paraguayana e alle pareti sono affissi manifesti, fotografie, oggetti di vita quotidiana di entrambe le nazioni. Negli spazi vuoti invece firme e dediche di tutti gli ospiti passati in questo locale.
In un angolo della sala c’è poi la grande griglia dove vengono cotte le carni e scaldati i pezzi di pane serviti poi uno alla volta ad ogni commensale per tavolo, in modo tale che non si raffreddino. Il pane è davvero molto buono e servito con del burro, ma attenzione che si paga 0.86 centesimi al pezzo…un po’ caro tenendo conto che sono paninetti di 15 centimetri sì e no!

Il menù è ovviamente incentrato su carni in generale, tutte importate direttamente dall’Argentina e devo dire che si sente! carne_argentinaQui in Spagna, e in particolare nel Sud, non è facile trovare carne di qualità, per cui trovarla e assaggiarla è sempre un piacere, soprattutto per gli amanti della carne come me.
Ma andiamo con ordine: prima delle carne abbiamo preso come antipasto un po’ di salumi tipici spagnoli, un’insalata e un provolone fatto alla piastra, niente di particolare, ma un buon inizio per stuzzicare l’appetito. Siamo poi passati ai secondi con contorni: abbiamo preso, da dividere in quattro, due churrascos criollo, ossia una carne tipo fiorentina, tagliata a pezzettoni, appena scottata e con sale grosso in cima per salarla…divina! Cottura precisa, carne tenerissima e con un sapore davvero senza eguali, a cui abbiamo affiancato patate fritte, patate con la buccia cotte sulla griglia, zucchine e peperoni grigliati tutto davvero ottimo!
Non paghi abbiamo preso un dolce ciascuno e siamo rimasti piacevolmente sorpresi in quanto è difficile trovare dolci buoni in Spagna e questi erano tutti sicuramente nettamente al di sopra della sufficienza, non particolarmente originali se pensiamo che i migliori erano le fragole con succo di limone e il brownie, però fatti davvero bene.

Aggiunte 4 birre e due litri di acqua, il conto finale è stato di 107,87 euro che per essere in quattro più una bambina non è andata malissimo, però è da sottolineare che i piatti presi non erano per cinque, ma per tre persone…insomma diciamo che non è economicissimo, soprattutto se rapportato ai costi spagnoli, ma la qualità è talmente elevata che ci si dimentica facilmente dei soldi spesi e ci si ricorda solo di quella fantastica e morbida carne!
Ultimo appunto: servizio sempre attento e disponbile anche se, forse, un po’ soffocante.

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