Una delle Sette Meraviglie del mondo moderno si trova in Perù, nella valle dell’Urubamba: è Machu Picchu, città Inca costruita su uno sperone sporgente nella parte intermedia di una montagna a circa 2430 m di altitudine.
Il terreno è scosceso e con molti dislivelli, perciò Machu Picchu non ha l’aspetto di una normale città ma è formata da diverse unità sparse per tutta la zona, a diverse altitudini, separate da vertiginosi precipizi e unite da sentieri. Sulle montagne che la circondano gli Inca realizzarono altari cerimoniali, esprimendo così il carattere sacro della zona.
Il settore agricolo è il primo che si incontra entrando nel complesso archeologico, occupa tutta la zona sud – est della città ed è formato da terrazzamenti dove si coltivavano mais e patate. Le strutture principali di quest’area sono:
- Il “Posto di Vigilanza”, una piccola abitazione con solo tre pareti;
- La “Roccia Funeraria”, un monolito isolato tagliato a forma di altare con gradinate laterali, per alcuni luogo dove si imbalsamavano i defunti, per altri osservatorio solare dal momento che al solstizio d’inverno la luce del sole si proietta dall’ Intipunku (Porta del Sole) proprio su questa roccia;
- Il “Recinto dei Dieci Vani”, forse logo di ristoro e alloggio per diverse persone.
Il settore urbano invece è a forma di “U” e ha due grandi complessi architettonici oltre a strade, scalinate e un sistema di canali idraulici per l’irrigazione e il consumo umano. Tutti gli edifici sono a pianta rettangolare con tetti fatti di paglia e rami e porte e finestre trapezoidali così come i vani dove erano collocati gli idoli e altri oggetti. Una Fossa Secca separa questa zona dal settore agricolo: Machu Picchu era infatti abitata dalla nobiltà e dalla casta sacerdotale, perciò si è pensato di dotarla di un sistema di difesa. Da qui seguono 16 Sorgenti Liturgiche affiancate da gradinate di accesso. Accanto alla sorgente principale un edificio con solo tre pareti, Wayrana, era forse un luogo di culto dove il Sommo Sacerdote celebrava riti legati all’acqua.
Più in alto una porta a doppio stipite dà accesso al Tempio del Sole. A questo luogo solo i sacerdoti e l’Inca, l’imperatore, avevano accesso mentre il resto della popolazione praticava i culti nella Piazza Principale al centro della città. Il Tempio del Sole era probabilmente l’osservatorio astronomico principale della città, al centro dell’edificio semicircolare si trova infatti un altare dedicato a Inti, il Sole mentre da una delle due finestre che si aprono sulla parete curva è possibile fissare con precisione il solstizio d’inverno basandosi sulla proiezione dell’ombra sulla roccia centrale. La parete posteriore, dritta, è nota come Porta dei Serpenti e presenta diverse nicchie scavate al suo interno per custodire gli idoli e le offerte cerimoniali. Accanto al Tempio, un edificio a due piani, forse residenza del Sommo Sacerdote mentre di fronte un altro edificio, con due stanze ampie e due più piccole intorno a un cortile centrale, era la residenza dell’Inca e della sua famiglia.
Uscendo dal complesso si arriva alla Cava, un’area di blocchi sparsi di granito provenienti dalle montagne vicine che qui venivano tagliati prima di essere usati per la costruzione degli edifici. A sud – est di quest’area si trova il “Gruppo Sacro” con una piazza su cui sorgono il “Tempio Principale” e il “Tempio delle Tre Finestre” che secondo alcuni sarebbe rappresentazione della “Montagna dalla tre finestre”, luogo di origine dei fratelli Ayar capostipiti del popolo Inca. Di fronte al tempio è la casa del sacerdote mentre alle sue spalle un piccolo recinto faceva da sacrestia.
Dalla Piazza una scalinata porta all’Orologio Solare: si tratta di piattaforme sovrapposte su cui poggia un monolito scolpito con angoli orientati. La costruzione culmina in un prisma alto 36cm che proietta la luce del sole sul pilastro sottostante. L’angolo a sud del poliedro ha un’inclinazione di 13°, che è la stessa latitudine di Machupicchu perciò il giorno dell’equinozio di primavera, il sole non proietta nessuna ombra sul pilastro. È dunque indubbio che fu utilizzato quale osservatorio solare, attraverso la misurazione delle ombre proiettate.
All’estremo nord della città si trova il complesso della “Roccia Sacra”: due edifici, uno di fronte all’altro, sembrano fungere da templi dedicati al culto della grande roccia che si erge al centro, su un piedistallo di pietra. Molti studiosi ritengono che la Roccia sacra non sia altro che la fedele riproduzione della montagna alle sue spalle, chiamata “Yanantin”: in effetti il profilo della roccia sembra una rappresentazione in scala della montagna. Tuttavia alcuni affermano che la pietra avesse in origine un’altra forma, forse quella di un puma. Dietro la roccia inizia il cammino che conduce al Wayna Picchu (”giovane montagna”, in contrapposizione a Machu che significa “antica”).
La parte orientale di Machu Picchu è invece dedicata al quartiere abitativo, con ogni probabilità popolato da artigiani. Le pareti sono infatti di pietre unite con il fango e gli edifici sembrano essere piccoli appartamenti e magazzini. In questo settore si distinguono il “Complesso delle tre porte”, la “Grotta del Sole” e il “Gruppo dei Mortai”. Quest’ultimo, noto anche come “Quartiere Industriale”, è indipendente dal resto delle costruzioni e ancora vi si trovano due mortai circolari dello stesso diametro, forse utilizzati per fabbricare tessuti o ceramiche.
Uno dei complessi architettonici più affascinanti ed enigmatici di Machu Picchu è il “Tempio del Condor”, a sud-est del Quartiere Industriale. Il tempio è una sorta di labirinto in cui si colloca una scultura che presenta gli elementi tipici del condor andino: il becco, il collare bianco intorno al collo e l’apertura alare. È indubbio che si trattasse di un luogo sacro dedicato al culto dell’”Apu Kuntur”, uno dei tre animali sacri, insieme con serpente e puma. C’è chi considera che qui sorgessero le prigioni di Machupicchu e che i condannati a morte venissero dilaniati dai condor. Secondo questa interpretazione le nicchie disposte negli antri (con piccoli fori negli stipiti) sarebbero state usate per ammanettare i prigionieri. Le nicchie più grandi avrebbero avuto invece la funzione di racchiudere i detenuti “murati vivi”: dai piccoli vani intagliati nella parete avrebbero respirato e mangiato.