Sara Daffara 30 aprile 2009 12:00

Rapa Nui, l’isola di Pasqua

Da quando, quella lontana domenica di Pasqua del 1722, vi approdò la nave dell’ammiraglio olandese Jacob Roggeveen, la “Grande Pagaia”, con le sue colossali ed enigmatiche statue di pietra, ha turbato il sonno di archeologi, antropologi e geografi.

L’isola è un sito archeologico di grande importanza dal momento che, grazie al suo isolamento geografico, la cultura locale ha potuto sviluppare caratteri propri e unici al mondo, diversi sia da quelli del continente oceanico sia da quelli del continente americano.

Il fascino di questo luogo deriva dalle numerose statue colossali in pietra, moai, ricavate da blocchi di tufo provenienti dalla cava presso il vulcano Rano Raraku e raffiguranti personaggi che, in alcuni casi, portano sulla testa una sorta di cappello, pukao, sempre in tufo ma di colore rossastro. Hanno tutti il medesimo aspetto con le labbra serrate e il mento alto. In origine poi gli occhi erano realizzati in ossidiana e corallo ma oggi solamente uno dei moai ha conservato questa caratteristica.

La teoria più comune è che le statue siano state scolpite dagli abitanti dell’isola a partire dall’anno 1000 d.C. Si ritiene inoltre che i moai siano le rappresentazioni degli antenati defunti o di importanti personaggi della comunità, garanti del buon funzionamento e della sopravvivenza della comunità. I moai sono stati probabilmente artefatti molto costosi; non solo la scultura di ogni statua avrebbe richiesto anni di lavoro, ma avrebbero dovuto anche essere trasportate per tutta l’isola fino alla loro posizione finale. Non si sa esattamente come i moai siano stati spostati, ma quasi certamente il processo ha richiesto slitte o rulli di legno: alcuni studiosi ipotizzano che le statue siano state trasportate dalla cava al luogo prescelto in posizione eretta utilizzando una slitta. Un sistema di questo tipo darebbe ragione alla leggenda secondo cui i moai “camminavano” spinti dalla forza del mana di un leggendario capo, Tuu Ko Ihu, o di sacerdoti specializzati in questo tipo di operazioni.

Le antiche leggende dell’isola parlano di un capo clan in cerca di una nuova casa. Il posto che scelse è quella che noi oggi conosciamo come isola di Pasqua. Alla sua morte, l’isola venne divisa tra i suoi figli e ogni volta che un capo di uno dei clan moriva, un moai veniva posto sulla tomba dei capi. rapa-nui61Gli isolani credevano che queste statue avrebbero catturato i “mana” (poteri soprannaturali) del capo, oltre a favorire la protezione degli dèi. Credevano che mantenendo i mana dei capi sull’isola, si sarebbero verificati eventi propizi, sarebbe caduta la pioggia e le coltivazioni sarebbero cresciute.

Specialmente intorno ai moai sono state spesso rinvenute delle tavolette di legno con incisi i misteriosi segni della scrittura di allora detta rongorongo, scrittura che sinora, nessuno è riuscito a decifrare completamente. Si tratta di segni intagliati nel legno con stili di ossidiana o con denti di squalo, rappresentanti per lo più figure umane, falci di luna, animali e piante che si succedono con ritmo bustrofedico.

Il vero mistero dell’isola di Pasqua riguarda però l’abbandono dei moai: la maggior parte di essi infatti giace al suolo come se un improvviso cataclisma avesse devastato l’isola. A questo proposito sono state formulate molte teorie, l’ultima delle quali, in ordine di tempo, è quella secondo cui una crisi ecologica improvvisa e di grande entità sconvolse gli equilibri dell’isola dando origine a guerre tra clan, rovina e violenza. Le ricerche più recenti però smentiscono queste affermazioni e ci dicono che la crisi ecologica fu lenta e graduale e inoltre non sembra plausibile che genti impegnate in una lotta per la sopravvivenza si siano impegnate in un lavoro tanto lungo e dispendioso come l’erezione dei moai. Altro aspetto da considerare è il problema delle statue che si trovano presso la cava di Rano Raraku: questi colossi sono conficcati solo in parte nel terreno, lasciando a vista il busto e la testa e inoltre sono molto più grandi di quelli che si trovano nel resto dell’isola, hanno dimensioni tali da impedirne il trasporto. Questi resti potrebbero essere il segno di un cambiamento culturale, della volontà di fare del vulcano una specie di santuario comune.

Gli studiosi della missione belga che di recente ha condotto scavi sull’isola hanno poi dimostrato che non ci fu alcuna distruzione violenta dei complessi monumentali: è stata infatti scoperta una successione di tre ahu (= piattaforme su cui sono allineati i moai), che furono realizzati nell’arco di 400 anni, tra XIV e XVII sec. restando in uso ciascuno per due o tre generazioni al massimo. Sembra dunque che gli ahu – moai siano stati edificati non per durare in eterno ma per essere, dopo qualche tempo, abbandonati e in parte smantellati per realizzarne uno nuovo.

Alla crisi ecologica che senz’altro ci fu vanno imputati due fenomeni: l’abbandono di questo processo di “costruzione – abbandono – ricostruzione” degli ahu – moai, e lo sviluppo di una nuova arte rupestre. Questo spiega anche le grandi dimensioni delle statue rimaste presso il vulcano: dal momento che non si progettava più la costruzione di piattaforme non c’era ragione di trasportare le statue. Il vulcano – cava diventa così un luogo speciale e comunitario mentre l’arte rupestre si trasforma e ad essere rappresentato è adesso il dio Makemake, ritratto sia come un volto visto di fronte, sia come Uomo – Uccello (Tangata Manu), egli è il nuovo garante dell’ordine e del benessere della comunità al posto degli antenati.

L’arte rupestre è concentrata prevalentemente all’interno delle numerose grotte dell’isola formatesi durante la fase finale delle eruzioni vulcaniche, quando i fiumi di magma sotterranei iniziavano a raffreddarsi. Esse furono usate per molti secoli dalla popolazione indigena come luoghi di culto: al loro interno dipinti rupestri e altorilievi rappresentano soprattutto il dio Makemake.

L’esatta collocazione delle singole grotte era un segreto ben protetto dai capi tribù che tramandavano oralmente riti da compiersi e luoghi delle grotte a singoli membri della comunità. Tali grotte venivano poi anche usate per seppellire in alcuni casi i propri morti, come testimoniano ossa umane ritrovate in alcune di queste grotte. Nel periodo delle deportazioni da parte dei mercanti di schiavi tali grotte vennero poi anche usate come nascondigli dove rifugiarsi.

Malta-Saint Julian

Malta è un’isola solare e accogliente, ricca di contrasti, leggende e misteri. E’ nota per le belle spiagge, le meravigliose grotte blu, i suggestivi centri storici e i sorprendenti Dolmen.

Piccola e raccolta, la spiaggia di Saint Julian, è come una piccola isola nell’isola. Cielo terso, mare blu, sabbia pulita, che si accende di mille scintille luminose sotto i raggi del sole, niente chioschi improvvisati, niente venditori, ma tutto assolutamente a portata di mano: ristorantini, bar, negozi caratteristici, un bel centro commerciale, Mc Donald e Hard Rock Café per i più giovani.

La sera Saint Julian, in gran parte isola pedonale, controllata con discrezione ma attenzione dalle forze dell’ordine, diventa il cuore pulsante della vita notturna maltese. Oltre alle classiche discoteche ospita un gran numero di pub in cui si puo’ ballare, entrare ed uscire anche senza consumare, sale da ballo dove si impartiscono lezioni serali di salsa e un lungomare dove sostare, in dolce compagnia, per osservare le stelle alte nel cielo illuminato con discrezione dalla luce opalescente dei lampioni.

Francesco Addante 29 aprile 2009 08:00

Koninginnedag, il Compleanno della Regina in Olanda

In uno uno dei giorni più attesi d’Europa  e più importanti dell’Olanda, il 30 aprile, gli olandesi, sin dalla nascita della sua Monarchia indossano abiti di arancione e affollano le strade di Amsterdam per festeggiare il compleanno della propria Sovrana.

In una festa più frebbricitante del Carnevale e del Capodanno, con un numero atteso di due milioni di ospiti, musica e balli a tutto  volume, folle oceaniche e fiumi di birra,  tanta voglia di divertimento e spettacoli incredibili.
olandaTutto quello che si respira nell’aria straripante allegria, caratterizza in modo unico il grande evento.  Si tratta dell’occasione migliore per fare dei veri affari nei ‘Mercatini delle Pulci‘ allestiti in tutte le strade senza alcun permesso speciale dalle famiglie olandesi che colgono il momento per liberare le loro soffitte di tutto quello che non serve più.
Il compleanno viene festeggiato in onore della Regina Beatrice, ma in realtà il 30 Aprile nacque la Regina Madre Giuliana. Questa data rimase comunque ufficialmente Festa Nazionale, visto che il 31 Gennaio non era un giorno ideale per permettere la celebrazione all’aperto.

In questi giorni si vocifera un’eventuale abdicazione a favore del figlio Willem-Alexander che dovrebbe compiere gli anni proprio in questo periodo. Quindi le cose coinciderebbero davvero bene. Nel corso della manifestazione il centro di Amsterdam viene coinvolto da una mega festa, musica, parate, eventi sportivi, tantissimi i cibi tradizionali e le bandiere, balli e giocolieri tra la gente, il tutto annaffiato da un’impressionante entusiasmo dei partecipanti.

Foto di Andries3

Eleonora Gambon 28 aprile 2009 08:00

Le Kai Kai Rangiroa

Sogniamo per un attimo e catapultiamoci a circa 20000 km dall’Italia, ossia dall’altra parte del mondo; siamo in uno degli atolli più conosciuti del mondo, una striscia di terra che racchiude la famosissima Laguna Blu: Rangiroa, isola dell’arcipelago delle Tuamotu in Polinesia.

Durante la mia luna di miele in questa isola da “all inclusive” sono comunque riuscita a trovare un piccolo angolo nascosto che merita davvero: il ristorante Le Kai Kai, un indirizzo semplice, ma che sicuramente apprezzerete, formato da una piccola roulotte e qualche tavolino, un’accoglienza amorevole e un’aria che vi farà respirare a pieno lo spirito di quelle isole lontane.

Il ristorante si trova sull’unica strada lunga 10 km dell’isola, all’altezza del piccolo aereoporto di Rangiroa, impossibile sbagliarsi! Se poi non avete modo di raggiungere il posto, non dovete preoccuparvi perchè il ristorante mette a disposizione un servizio di navetta gratuito su richiesta.

Noi ci siamo trovati talmente bene la prima sera, che abbiamo deciso di tornarci la sera sucessiva, snobbando totalmente la cucina super raffinata dell’hotel! I piatti proposti sono allettanti e piuttosto originali, si passa dalla mattonella di formaggio con miele di Rangiroa, al  fagottino di tombarello sdscn3380u fondue di pere, dall’incredibile tonno crudo al quello appena scottato, per non parlare dei dolci…se a questo aggiungiamo la location semplice, ma comunque ad effetto con pochi tavolini direttamente all’aperto e su un letto di coralli, il locale è decisamente all’altezza di una cenetta romantica all’altro capo del mondo!

Non è da dimenticare poi che i prezzi sono decisamente economici rispetto alla media piuttosto alta di tutta la Polinesia: i piatti oscillano da 1200 CFP (circa 10 euro) a 2000 CFP, insomma con poco più di 50 euro si può fare tranquillamente un’ottima cena per due persone e vi posso assicurare che è decisamente un prezzone per la zona!

Il ristorante chiude il mercoledì a cena, mentre nel caso passiate di lì per l’ora di pranzo, è possibile mangiare piatti più semplici come omelette, quiche, insalate e sandwich. Accetta le principali carte di credito.

saraboargs 27 aprile 2009 08:00

La Scozia fra Golf e Distillerie…

L’estate scorsa ho trascorso un paio di mesi in Scozia, precisamente nelle Highlands, che mi hanno consentito di esplorarne la maggiorparte dei territori nonchè di innamorarmi degli incatevoli paesaggi che questa regione offre…

Vorrei introdurvi al topic odierno con la seguente riflessione: venire in Scozia senza visitare una distilleria di whiskey è come andare a Parigi e non visitare il Louvre.

E dal momento che sono ovunque, anche per me non c’era scusa alcuna che mi impedisse di testare (anzi, meglio, taste-are) il terreno!

Pertanto, persuasa da alcuni suggerimenti “di fiducia”, mi sono diretta in direzione Glenmorangie, distante circa 40 minuti dal pittoresco villaggio di Cromarty…e una volta giunta a destinazione mi sono messa in coda per la classica visita guidata!

Ora, escludendo l’odore che potrei definire…mmm… “particolare” che accompagna tutto il tour, scoprire la storia ed il funzionamento di una distilleria è stato estremamente divetente.

A partire dal coinvolgimento di tutta la comunità, che è impressionante: le guide sono ragazze giovanissime , che conoscono nel minimo dettaglio ogni fase della produzione nonchè la complessa (ed incerta) storia dello Scotch Whiskey, e disponibilissime a rispondere a qualsiasi tipo di curiosità !

Beh, se  prima di questo viaggio ero convinta che il processo di fermentazione del vino fosse complesso, dopo aver visto le fasi che portano ad ottenere il whiskey mi sono dovuta ricredere (10 anni, come minimo, dentro una botte…io impazzirei! :)

Il momento della degustazione finale è stato decisamente comico: l’80% del pubblico femminile ha appoggiato il bicchiere (intonso) sul tavolo dopo circa 20 secondi. Invece il 90% de pubblico maschile l’ha riconsegnato alla hostess dopo circa 5 secondi…e vuoto!

Io mi sono piazzata a metà classifica…ma solo perchè ero a stomaco vuoto e non volevo diventare fonte di imbarazzo!

Con un paio di mini bottiglie souvenir da vera turista e qualche MINIMO giramento di testa ho salutato la staff del Glemorangie e sono riparitita per la seconda tappa del pomeriggio: il Golf Club Tour !

Dovete sapere che in Scozia ci sono più campi da Golf che residenti effettivi e molti dei più famosi (e costosi) fra essi si trovano proprio nelle Highlands!

Avventurarsi in macchina alla scoperta dei campi da gioco è fantastico!

Grazie ad un simpaticissimo signore (nonchè giocatore esperto) che gentilmente mi accompagnava quel giorno, ho imparato come il golf in Scozia abbia caratteristiche molto diverse da quello Inglese (soprattutto per quanto riguarda il suolo, il terreno di gioco), e come il prestigio del designer sia il principale elemento di differenziazione fra i vari club in termini di prezzo.

E comunque, dopo tutto, a differenza dell’Italia, in Scozia il Golf non è pratica esclusiva di una minima percentuale di persone altamente abbienti, ma è accessibile anche ad appassionati che tuttavia hanno disponiblità finanziarie inferiori.

Onestamente, dopo aver visto alcune location, ora capisco il motivo della enorme popolarità di questo sport nella regione!

 

Per saperne di più relativamente a distillerie e golf in Scozia, date un’occhiate a questi link:

http://www.visitscotland.com ed in particolare http://golf.visitscotland.com

http://www.glenmorangie.com

http://www.visithighlands.com

Cheers!

TripShake Team 25 aprile 2009 08:00

Tripwolf Blog: News dal party per il lancio di Tripwolf Italia

Il 22 aprile ha visto il lancio ufficiale della versione italiana di Tripwolf, festeggiato tra amici, partner e, ovviamente, affezionati utenti di Tripwolf.

Sul blog italiano di Tripwolf troviamo un bel resoconto della serata, con tanto di foto.

Su questo blog troviamo anche suggerimenti di interessanti destinazioni di viaggio, quali il meraviglioso Yellowstone National Park in Colorado, nel quale poter ammirare geyser e la tipica fauna nordamericana e il Yosemite National Park in California, noto per le sue grandi vallate e paesaggi innevati.

Merita sicuramente di essere letto il post su Mama Shelter, un hotel a Parigi molto particolare, adatto a chi ama la tecnologia in quanto, oltre ad offrire un design ricercato, è dotato di stanze con iMac al posto di normali TV!

Cristiano Guidetti 24 aprile 2009 08:00

New York, wi-fi e ristoranti

A New York non farai nessuna fatica a trovare una connessione a internet.

Lo so, sembra un’affermazione perentoria, ma è un dato di fatto… se parliamo di Manhattan (e di norma, per chi va in viaggio nella grande mela Manhattan equivale a New York) ti posso garantire che corrisponde a verità.

Posso anche capire che quando sei in vacanza non vuoi sentir parlare di computer e/o connessioni ma credimi, sono sempre di più le persone che viaggiano con un notebook o che posseggono un cellulare di ultima generazione dotato di wi-fi.

E allora, perchè non sfruttare la comodità per telefonare a casa (con skype ad esempio), per prenotare un locale o addirittura per ordinare una pizza e fartela portare in albergo?

A New York ci sono decine e decine di luoghi dove puoi navigare a costo zero con il tuo terminale, si va dai luoghi pubblici come la New York Library, la famosa biblioteca sulla quinta strada (hai visto il film “The day after tomorrow“?) ai parchi come il Washington Square Park o il Madison Square Park in cui ti basta accendere il computer e navigare.

Se parliamo poi dei caffè o tavole calde la scelta diventa enorme… ti posso solo consigliare qualche indirizzo che ho provato personalmente.

La catena di locali Wichcraft, che prepara sandwich, insalate e zuppe molto buone e realizzate al momento.

Oltre a farti mangiare sano visto che la maggior parte degli ingredienti utilizzati sono biologici ti offre la connessione wi-fi gratis.

Le possibili “location” sono tante e sparse un pò per tutta Manhattan, ti consiglio di dare un’occhiata al sito ufficiale.

Se però vuoi un consiglio ne trovi uno in Bryant Park, proprio dietro la biblioteca di cui parlavo prima; se la giornata è bella prendi il cibo lì e mangialo nel parco, ci sono sedie, tavolini, tanta gente (soprattutto universitari) e chiaramente il wi-fi gratuito.

Un altro locale che ti consiglio è il Doma Cafè, si trova fra Chelsea e il Greenwich Village in 17 Perry St (tra la 4th St & Waverly Pl)… se hai letto l’ultimo libro di Fabio Volo allora l’hai sentito nominare.

Si tratta di un caffè, serve colazioni, panini, torte e l’atmosfera è proprio quella raccontata nel libro.

Puoi prendere un panino, accendere il tuo notebook e star lì ore senza che nessuno ti disturbi!

Foto di fergusonphotography

Eleonora Gambon 23 aprile 2009 08:00

Andalucia fly&drive

L’Andalucia è una delle comunità autonome più grandi di Spagna e probabilmente anche la più ricca di luoghi suggestivi da visitare. La decisione migliore è sicuramente quella del fly&drive: tutte le città da visitare hanno un aeroporto e in particolare Siviglia è collegata con l’Italia tramite voli diretti e non di diverse compagnie low cost: Ryanair, Vueling e Clickair.

Una volta arrivati le grandi città che meritano assolutamente una visita sono Sevilla, Granada e Cordoba; se si vuole passare poi alcuni giorni al mare si può scegliere tra la fascinosa Malaga o la arabeggiante Cadiz. Per quanto riguarda le altre province sono da segnalare Jaen per la famosissima gastronomia, dove su tutto spiccano i prosciutti patanegra, e Almeria, meta prediletta per chi ama i film western, in quanto è presente l’unico deserto che si trova in Europa e che è stato utilizzato da Sergio Leone per le sue mitiche saghe.

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Girovagando con l’auto tra città e città poi si scoprono davvero piccoli tesori: i suggestivi pueblos blancos (paesi bianchi) della provincia di Cadiz, i chilometri di spiagge quasi incontaminate, che partono dal confine con il Portogallo e arrivano fino a dopo le Stretto di Gibilterra, la ricca e alla moda cittadina di Marbella, le corse dei cavalli sulla spiaggia di Sanlucar de Barrameda, Madinat al-Zahra la Pompei araba a una ventina di chilometri da Cordoba, le Sierras che caratterizzano tutto il territorio e non dimentichiamoci le feste andaluse, come i riti della Semana Santa o las ferias, dove fuorisce totalmente lo spirito solare e pieno di vita di questo popolo.

Insomma l’Andalucia offre un ampio spettro di cose da visitare, gioielli da scoprire, vita notturna dove perdersi fino al mattino seguente e spesso solo uscendo dal solito circuito turistico si può assaporare appieno tutto quello che può offrire questa regione della Spagna. Non si può poi dimenticare che è anche la regione probabilmente più economica della Spagna, dove si può mangiare tranquillamente con pochi euro a testa, grazie al rito delle tapas, e dormire a prezzi decisamente economici, sia in hotel che in casas rurales, piccoli appartamenti rustici per le vacanze, che si trovano spesso in zone tranquille, ma da dove si raggiungono facilmente le maggiori città.

Alessia D'Aniello 22 aprile 2009 08:00

Svezia…Notte di Santa Valpurga (Santa Walburg)

La sera del 30 aprile vengono accesi grandi falò in quasi tutta la Svezia, spesso su delle alture per poter essere visti da lontano, e gruppi dei cori locali danno il benvenuto alla primavera con canti tradizionali. Ovunque, in tutto il Paese, si cantano le stesse canzoni. Gli interpreti più famosi di questi canti legati alla tradizione di Santa Valpurga sono i membri delle associazioni studentesche delle università di Lund e di Uppsala. La tradizione di cantare in onore della primavera da parte degli studenti di queste istituzioni universitarie risale a diversi secoli fa. Terminati gli studi superiori gli studenti svedesi hanno diritto a comprare il classico berretto bianco che poi tanti indosseranno ogni anno in occasione della festa di Valpurga, specialmente quelli che fanno parte dei vari cori.

È una vecchia usanza accendere falò nelle notti di primavera; sul perché gli esperti non sono d’accordo: alcuni sostengono che lo si facesse per spaventare gli animali da preda in vista della stagione del pascolo dei bovini. Secondo altri l’usanza avrebbe ragioni magiche e soprannaturali, come per i tedeschi, che pensavano in quel modo di proteggersi dalle streghe che nella notte di Valborg si riunivano per adorare il demonio. L’usanza svedese attuale si è comunque radicata in origine nella regione di Stoccolma, portata dai tedeschi del nord che un tempo erano moltissimi in quello zona.

Foto di MauronB

Eleonora Gambon 21 aprile 2009 08:00

Tasquinha Dona Maria Porto de Mos

In un angolo sperduto del Portogallo centrale, sulle colline che circondano la piccola, ma viva Porto de Mos si trova la Tasquinha Dona Maria, un locale lontano dai circuiti turistici, dalle luci delle città famose e anche da quelle meno famose, dove poter assaggiare la genuina cucina portoghese e lo spirito gentile degli abitanti del posto.

Il locale è facilmente individuabile dalle svariate macchine sempre parcheggiate subito fuori dalla porta, praticamente unico segno di vita mentre si percorre la tortuosa rua Pincipal della frazione Livramento, la quale comunque vi regalerà spettacolari panoramiche sulla pianura circostante e sul bel castello di origini arabe, appostato su un colle al centro di Porto de Mos.

L’ambiente è semplice, si entra e ci si trova davanti la griglia dove vengono cotte le pietanze, i pochi tavoli con un coperto semplice sono invece divisi in tre sale, una delle quali con il bancone da bar e la televisione dove ancora ci si incontra per vedere la partita. Come in vari locali del luogo, anche qui c’è un bellissimo tavolo per quattro persone ricavato da un vecchio torchio, sistemato in un angolino semi appartato della sala più grande.

Il menù non esiste, ti viene chiesto di scegliere tra carne o pesce e poi se si preferisce qualcosa in particolare o un po’ di tutto. Insieme alle bevande arriverà il solito antipasto con il pane, che in Portogallo viene portato senza che essere richiesto e che si paga solo se lo si mangia; consiglio sempdscn6271re di assaggiarlo, in fondo si parla di pochi euro e si possono incontrare piacevoli sorprese. La nostra scelta è ricaduta sulla carne, che è arrivata in grande quantità e varietà: chorizo, filetto, costolette di maiale, pancetta…il tutto insieme ad un bel piatto di patatine fritte (non quelle congelate, ma quelle fresche, tagliate e fritte sul momento) e un insalata mista; il vino della casa ha accompagnato degnamente la carne.

Dopo questa carrellata di carne alla griglia, un piccolo sforzo meritano anche i dolci totalmente casalinghi, che non brillano per originalità, ma che al palato sono decisamente ottimi. Per digerire chiedete un chupito (bicchierino) di Beirao, un liquore portoghese gradevole al palato e nemmeno troppo forte, perfetto anche per chi non ama i super alcolici.

Non vi ho ancora convinti? Proviamo così: il tutto è costato 21 euro e non a persona!

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