Grazia Del Tito 30 giugno 2009 12:00

Blu, blu… le “Blu grotto” di Malta.

Se state progettando una vacanza a Malta fate in modo da avere almeno un giorno libero da dedicare ad un’escursione molto speciale. Già, perché non potete assolutamente lasciare l’isola senza  aver visto uno degli angoli più belli e suggestivi: Blu Grotto.

Non importa se questa uscita non è inclusa  nel vostro pacchetto di viaggio. Potete prenotare direttamente sul posto. A  Malta è estremamente semplice ed economico prenotare, in qualsiasi momento, ed anche con un solo giorno di anticipo, in una delle tante agenzie di viaggi riconoscibili dagli enormi pannelli colorati che pubblicizzano escursioni nei luoghi più caratteristici e suggestivi dell’isola. A differenza di quanto accade in altri posti qui ci sono piccole  agenzie, specializzate in escursioni e mini crociere, aperte tutto il giorno, e persino di sera fino a notte inoltrata.

maltaAll’ora prestabilita vi farete trovare al punto d’incontro dove verranno a prendervi con una navetta per condurvi  fino al molo. Da qui salirete a bordo di una “daghisa”,  tradizionale barca da pesca maltese, e dopo una traversata di solo mezz’ora arriverete  alle grotte blu.

Il tragitto di per sé costituisce già un’avventura per la particolarità di queste barchette e  il meraviglioso scenario offerto dall’immensa distesa d’acqua, di un intenso colore blu,  contornata da suggestive scogliere che sembrano emergere dal mare.

Lentamente ci si inoltra fra le numerose grotte, poi si scivola all’interno. Sono tutte belle ma è la Blu Grotto, la più grande,   ad offrire uno spettacolo davvero straordinario.

E’ difficile spiegare, e rendere con le parole,  l’emozione che si prova lì su quella barchetta che sembra fluttuare sulle acque. In altro la volta di pietra, in basso l’acqua trasparente, la sorprendente flora marina dai colori fosforescenti e quelle incredibili pareti di un blu intenso e brillante sulle quali furtivi raggi di luce disegnano minuscoli arcobaleni e giochi di luce.

Foto di Eirik Newth

Bangkok: la sensualitá degli spiriti reincarnati (Parte 2)

Le distrazioni sono notoriamente molte a Bangkok. Un moralista hindu la definirebbe l’espressione quintessenziale della Maya, del mitico velo sugli occhi che preclude la visione autentica (a patto che questa autenticita’ non sia troppo noiosa e bacchettona) della realta’.
La sensualita’ della citta’ degli angeli e’ a tutto tondo. Anche andare dal parrucchiere puo’ essere un’esperienza sensuale per la gentilezza, la grazia con cui si viene trattati. L’istanza principale e’ quella di mettere costantemente a proprio agio il cliente, dissetandolo, facendolo accomodare in spazi accoglienti, con buona musica e, dato il clima tropicale, ben refrigerati.

L’offerta di cibo e’ generalmente di buon livello e molto diversificata. E’ anche possibile trovare degli ottimi ristoranti italiani (ad esempio la Pizzeria Bella Napoli o il ristorante Venezia, entrambi nell’area di Sukhumvit) anche se piuttosto cari per i parametri locali (in particolare se si vuole bere del buon vino). La cucina thai, tuttavia, non ha molto da invidiare a quella nostra ed e’ senz’altro piu’ accessibile. Non mancano poi buoni ristoranti indiani, vietnamiti, coreani, giapponesi, laotiani, medio-orientali e cinesi. In una parola: e’ difficile morir di fame a Bangkok, ce ne e’ per tutti i gusti e per tutte le tasche, fino all’economicissimo e diffusissimo street food (cibo da strada) che contempla carne, pesce, verdure, noodles, frutta, dolci ed e’ anche abbastanza sicuro (non sicurissimo) per la salute.

wat phoDando alla carne cio’ che le spetta, credo sia un peccato trascurare alcuni aspetti culturali della citta’. In primo luogo credo meriti almeno una mattinata il National Museum per una conoscenza della storia e delle diverse espressioni artistiche e tradizionali del paese.
Poco distante si trova il Wat Phra Kaew, il Tempio del Buddha di Smeraldo che comprendeva anche la precedente residenza dei re thai: il Grand Palace. Il complesso templare e’ stato inaugurato nel 1782, a seguito del trasferimento della capitale da Thonburi a Krungthep. La visita richiede un abbigliamento appropriato, vanno evitate le minigonne e le scollature ma anche i pantaloni corti. Va inoltre ricordato che “mostrare i piedi”, seduti in terra, ad un’immagine del Buddha e’ considerato oltraggioso.
Meno affollato del Wat Phra Kaew, il Wat Pho ha la piu’ imponente collezione di immagini di Buddha e la piu’ grande scultura di Buddha sdraiato, integralmente laminata d’oro, della Tailandia. Il Wat Pho, soprattutto nel pomeriggio avanzato, poco prima della chiusura (alle 17.00) puo’ anche dare l’opportunita’ di momenti di intensa pace e raccoglimento, preziosi nel reame rutilante della maya.

Dato alla cultura il tributo che le spetta, l’entertainment, nella citta’ degli angeli, e’ straordinario. Sono molte le buone discoteche, i locali di musica dal vivo ed un’esperienza interessante puo’ essere spendere un paio di ore in uno degli avveniristici cinema, in alcuni dei quali sono anche disponibili film stranieri. Il cliche’ imporrebbe una serata al Lumphini Stadium o al Ratchadamnoen Stadium per uno spettacolo di Muay Thai, la box tailandese. Personalmente, al ring ho preferito il Kathoey Cabaret, lo spettacolo di travestiti e transgenders (ce ne sono molti in Tailandia, sono molto piu’ accettati che in altri paesi e fanno anche lavori del tutto “normali”: infermiere, portinaio, segretario ecc.) che si tiene ogni sera in due teatri della citta’. Lo spettacolo e’ di buon livello, non e’ assolutamente volgare ed in certi momenti e’ anche divertente. Riscuote in genere moltissimo successo con ricche comitive di giapponesi.
In conclusione, come non spendere due parole sui celebri go-go bars che hanno fatto la gioia dei poveri reduci dai fronti di guerra in Vietnam? In buona sostanza sono quei locali, in genere notturni, gremiti di ragazze avvenenti disposte a prendersi integralmente cura dei clienti. Alcuni trovano il fenomeno deprimente o una finestra sulla difficile condizione della donna, in Tailandia.
Naturalmente la questione e’ troppo complessa ed esprimere giudizi a chiusura di un breve articolo rischierebbe di essere azzardato. Quel che posso dire qui e’ che la zona a luci rossa, Patpong, con una maggiore concentrazione di go-go bars puo’ anche presentare qualche rischio. Viene ad esempio sconsigliato di entrare in locali dove vengano offerti spettacoli di sesso dal vivo perche’ includono spesso non espliciti sovrapprezzi sulle consumazioni. E’ tuttavia difficile contestare un conto spropositato quando le porte del locale vengono prontamente chiuse e presidiate da erculei figuri. Per chi volesse trascorrere una serata in un go go bar sono invece consigliabili, anche da frequentatori incalliti, il Soi Cowboy ed il Nana Entertainment Plaza, entrambi in zona Sukhumvit.

Tratto da viverealtrimenti

Foto di edwin11

Sara Daffara 29 giugno 2009 12:00

Il castello di Schönbrunn

Il Castello di Schönbrunn (Schloss Schönbrunn in tedesco) è il luogo a cui sono legati molti fatti e personaggi importanti della storia moderna: Maria Antonietta, la futura regina di Francia, vi trascorse l’infanzia e fu proprio qui che, all’età di sei anni, Mozart stupì l’imperatrice e la sua corte. Nel 1786 nel teatro di palazzo sempre Mozart diresse la sua opera L’impresario e fu a Schönbrunn che per la prima venne rappresentato il Don Giovanni. Napoleone fissò a Schönbrunn il suo quartier generale dal 1805 al 1809 e la Grande Galleria fu teatro di molti ricevimenti durante il Congresso di Vienna del 1815. Dopo la caduta dell’impero francese il castello servì da residenza per il figlio di Napoleone: il ragazzo fu posto però sotto la tutela del nonno, l’imperatore Francesco, che gli impedì di avere contatti con la Francia. Egli visse qui una vita da esiliato e fu reso immortale dal poeta francese Edmond Rostand nella sua commedia intitolata L’Aquilotto. Infine fu sempre a Schönbrunn che l’imperatore Francesco Giuseppe nacque e morì, e fu qui che Carlo I, l’ultimo degli Asburgo, firmò l’atto di abdicazione l’11 novembre 1918.

Sede della Casa Imperiale d’Asburgo dal 1730 al 1918, Schönbrunn era, fino a tre secoli fa, ricoperto da una vasta foresta ed era il terreno di caccia preferito degli Asburgo che acquistarono il castello di caccia e il suo bosco nel 1569. All’imperatore Mattia viene attribuita, all’inizio del XVII sec. la scoperta della bellissima fonte (Schöner Brunner) che ha dato il nome a tutta questa zona. Nel 1683 la tenuta di caccia fu distrutta dai Turchi. Scampato il pericolo di un’invasione, nel 1695, l’imperatore Leopoldo I chiese a Johann Bernhard Fischer von Erlach, uno dei più grandi architetti del tempo, di progettare uno splendido palazzo per il figlio Giuseppe I. L’intenzione dell’imperatore era quella di creare una residenza estiva che superasse in splendore tutte le altre residenze reali, perfino Versailles. Questi grandiosi progetti in realtà non furono mai realizzati a causa delle difficoltà che la monarchia dovette affrontare e fu così che tra il 1695 e il 1700 venne costruito un edificio più modesto del previsto. Dopo Carlo VI, che non fu particolarmente interessato a Schönbrunn, sua figlia Maria Teresa modificò il palazzo nella forma attuale secondo i progetti di Nicola Pacassi.

All’interno dell’edificio gli ambienti più spettacolari sono la Gran Galleria, la Sala degli Specchi, la Sala di Elisabetta, nelle quali dominano gli stucchi bianco e oro in gusto rococò. Molto presente l’arredo orientaleggiante, che si può notare nel Salone cinese blu, nella Sala dei milioni (affrescata con miniature indo-persiane che si diceva fossero costate un milione di monete d’oro), nella Stanza Vieux-Laque (dove Maria Teresa visse durante il periodo di vedovanza), nel Gabinetto cinese circolare. Molto interessante la Camera di Napoleone, dove visse e morì all’età di 21 anni lo sventurato figlio dell’imperatore dei francesi. Un’allodola ora impagliata ed esposta era l’unica compagna del fanciullo durante la prigionia a Schönbrunn.

L’ampio giardino alla francese del palazzo fu progettato da Jean-Nicolas Jadot e Adrian von Steckhoven mentre il progetto del parco è di Johann Ferdinand Hetzendorf von Hohenberg sotto Maria Teresa. Alla sommità del parco, nel suo punto più alto e più estremo rispetto al palazzo, sorge la Gloriette, in stile neoclassico: un tempo salone da pranzo, oggi è un suggestivo punto panoramico per ammirare in una veduta d’insieme la struttura di Schönbrunn e la città di Vienna. Le rovine romane e le 32 statue di eroi mitologici classici avevano la funzione di sottolineare il legame d’eredità tra gli Asburgo e l’Impero romano. Accanto alle rovine si trova la fonte che dà il nome al palazzo (Schönbrunn vuol dire infatti “bella fontana”). Nel parco si possono poi ammirare lo zoo (Tiergarten), fondato nel 1752, il primo moderno giardino zoologico ancora esistente al mondo ed uno dei più estesi; la Palmenhaus, serra per le palme e le piante tropicali; l’Orangerie, utilizzata a suo tempo come riparo invernale per le piante del parco; il Wagenburg, cioè il museo delle carrozze; il labirinto di siepi dove si alterna il vecchio classico labirinto con dei nuovi tipi di labirinti atti a impressionare e divertire i visitatori tramite giochi di logica, acqua e suoni.

Vivere la notte a Sydney

Vivere la notte a Sydney significa soprattutto spostarsi a piedi per le vie del centro e rientrare a casa coi mezzi pubblici: quindi, anche in questo ambito, il motto australiano e’: relax.

Ogni zona della citta’ offre locali e divertimenti di tutti i generi e per tutti i gusti. Si inizia con i classici locali vip, le varie birrerie, i drink/hotel (ovvero i primi pub che hanno conservato il fatto di essere sia locali di ritrovo che di avere delle stanze per poter alloggiare ai piani superiori), i posti per ascoltare musica dal vivo e molto altro ancora.

SydneyMoltissimi posti si trovano lungo la caotica George Street, dove di giorno si vedono correre migliaia di impiegati in pausa caffe’ e moltissimi turisti a caccia di negozi. A Darling Harbour c’e’ la possibilita’ di passare da un locale all’altro, dato che sono tutti in fila lungo il wharf ovvero uno dei tanti moli che costeggiano le baie di Sydney. Per chi invece non riesce a staccarsi dall’Opera House nemmeno di notte, si potra’ bere un buon drink scegliendo tra il bar sotto il teatro, oppure quello a The Rocks, dall’altra parte della baia, che offre una vista laterale e completa dell’incantevole struttura. Una nottata alternativa la si puo’ spendere anche lungo Oxford Street, nota zona omossessuale, che pero’ offre divertimento a tutti indistintamente.

Oltre a questo c’e’ da dire che, vivere la notte in una metropoli e’ qualcosa di diverso rispetto ad un normale sabato sera in uno dei locali di casa nostra, anche se il divertimento come lo si intende, significa musica, amici e qualche drink, vivere e girare di sera a Sydney ha un fascino particolare. Basta dare un occhio in alto ai vari grattacieli illuminati, le luci degli uffici ancora accese, per poi spostarsi ad altezza uomo e sorridere davanti alle ragazze australiane che, tutte tirate per le grandi nottate, non si reggono piu’ in piedi e camminano scalze per le vide del centro.

Foto di jonnyr1

Giulia Ventrucci 26 giugno 2009 12:00

Tutto su Minorca: la più piccola delle Baleari!

Quando si dice Baleari in Italia di solito si pensa subito alle due isole che nel tempo sono diventate le più famose e le più ambite: Ibiza e Formentera. All’estero invece sono conosciute soprattutto l’isola di Ibiza e quella Maiorca. Ecco perché oggi voglio presentarvi l’isola di Minorca, la più piccola, la più selvaggia, la più sconosciuta, ma con tantissimi punti a suo favore, che andiamo a scoprire insieme!

Dal punto di vista naturalistico è, infatti, ricca di splendide calette turchesi, nascoste nel verde dei pini  e della macchia mediterranea. Si possono trovare sia spiagge rocciose nella Costa Nord, come Cala Morell e Cala En Turqueta, ma anche spiagge di sabbia dorata come quella di Algaiarens, Cala En Bosch, Cala En Porter e Cala En Turqueta. Il mare è trasparente e si adatta ai principali sport acquatici.

A differenza di quanto si possa pensare anche dal punto di vista del divertimento l’isola offre veramente tante occasioni. Le discoteche più famose sono due:

  • Esfera Disco : per gli amanti della musica house, electro-dance e tutti i generi di musica piu’ in voga.
  • Cova d’en Xoroi: il locale sorge su di una scogliera bellissima della costa sud dell’isola di Minorca.Una grotta impregnata di mitologia, aperta dalla mattina presto fino all’alba. Un punto panoramico eccezionale da cui osservare il sole sorgere e tramontare e l’incantesimo del chiaro di luna. Un luogo per aperitivi in qualsiasi ora del giorno e per rilassarsi di pomeriggio con musica “ambient”e ballare di notte al ritmo della musica dei migliori dj internazionali. Per chi visita Minorca questo locale è un must.

Per quanti riguarda l’aspetto culinario, Minorca è regina delle specialità di pesce! Non potete quindi perdere le specialità dell’isola a base di pesce, come la Caldereta de Langosta, zuppa di aragosta che si prepara il giorno prima per esaltare il sapore del crostaceo stesso. Assolutamente da sapere che le aragoste pescate nel tratto di mare tra Maiorca e Minorca sono le migliori del mondo.
Per chi non amasse il pesce…Minorca è anche famosa per altre specialità, come il formaggio artigianale di Mahon, fatto con latte di vacca e ottimo da mangiare con pane e olio. Altra specialità da gustare in qualità di digestivo è il gin di Minorca, liquore che deriva delle bacche di ginepro.

Ecco allora il nome di qualche ristorante da non perdere sull’isola:

  • Can Pilar (Mahon): locale tipico nel centro di Mahon, dove sono ottimi i dolci.
  • Club Nàutic ( Ciutadella): perfetto per assaggiare la cucina di mare menorchina. Vetrate sul mare e menu molto ricco. Da 30 a 46 euro.
  • Rey Carlos III (Es Castell): Ristorante panoramico che offre un gustoso servizio buffet, solo cena. Menu da 15 euro.
  • Jardì Marivent – Moll de Llevant (Porto di Mahon): elegante e romantico ristorante sul porto dove è possibile gustare menu a base di pesce freschissimo.
  • Itake – Moll de Llevant (Porto di Mahon): accogliente ristorante sul mare, che propone piatti semplici della tradizione gastronomica di Minorca, come le patate ripiene di “sobrasada”. In più, carne di canguro e struzzo.

Quindi se siete alla ricerca di una vacanza nel Mediterraneo capece di unire mare, sole, divertimento e gusto vi consiglio l’isola di Minorca!

minorca

Foto di scalleja e di Ben Sutherland

Hogueras de San Juan

Gli spagnoli si sa sono il popolo fiestero per eccellenza e di certo non possono perdersi l’evento probabilmente più atteso dell’anno da moltissima gente, per i più svariati motivi, stiamo parlando infatti dell’inizio della stagione estiva.
Sebbene il solstizio d’estate sia il 21 giugno, la celebrazione di questa festa viene fatta da tempo immemore tra la notte del 23 e il 24, tradizione rimasta intatta anche ai giorni nostri per poter così festeggiare l’onomastico del re Juan Carlos.

3656521607_ce5ac8df07_mLa caratteristica principale di questa festa, ciò che la rende probabilmente ancora più mistica, è la preparazione di carri allegorici in legno, ma non solo, anche semplici falò da ardere nel proprio giardino o in spiaggia; sono las hogueras, ossia i fuochi che vengono accessi per ripercorrere ciò che veniva fatto in passato, quando si cercava di dar più forza al sole, che da quel momento in poi diveniva via via più debole fino al solstizio invernale. Anche se la festa è la notte del 23 giugno, il giorno in cui si accendeno i fuochi in tutta la Spagna, così come in tutta l’America Latina, è il successivo.
Las hogueras de San Juan sono in particolare la festa ufficiale della città di Alicante, dichiarate, infatti, di interesse turistico internazionale, ma sono molto famose anche quelle organizzate in Catalunya, in Galicia e nel Pais Vasco.

Una notte di fuoco, quindi, da passare in compagnia, davanti magari a un barbecue o sulla spiaggia con amici e parenti, ma soprattutto non deve mancare tutta la voglia di divertirsi che si può avere nel primo giorno d’estate, qualcosa che solo questo popolo caliente sa esprimere al meglio!

Donatella Cambosu 25 giugno 2009 12:00

Andate a Beirut e vestitevi bene

Beirut è una strana città e il 2009 è probabilmente l’anno più giusto per visitarla: il New York Times l’ha messa al primo posto tra i luoghi più interessanti del mondo, la guida di viaggi Lonely Planet l’ha inserita tra le dieci città dell’anno e l’Unesco l’ha selezionata come Capitale mondiale del libro 2009. Giustamente: considerata “la stamperia del mondo arabo”, conta oltre 400 editori, più di 350 giornali e periodici, una decina di Università rinomate e una moltitudine di centri culturali.

Origine fenicia, storia intensa e spesso cruenta, deve alla posizione strategica il suo destino difficile e il carattere di città multietnica e multireligiosa, punto di riferimento intellettuale per tutto il Medioriente.

La posizione particolare è anche ciò che rende unica al mondo questa città: accocolata tra mare e monti, offre lunghe e bellissime spiagge, ma bastano venti minuti in auto verso est per fare un suggestivo wine-tour nella Beqaa Valley,  un’ora circa per abbracciare i famosi cedri del Libano (dal vivo davvero spettacolari) della riserva naturale di Al Shouf Cedar Nature Reserve (Chouf District) e solo un poco di più per raggiungere qualche cima  “vista mare” del Monte Libano.  Come dicono i libanesi (in almeno tre lingue visto che sono tutti poliglotti), puoi sciare al mattino e fare il bagno al pomeriggio, semplicemente fantastico.

Da un punto di vista architettonico, la città e in particolare il suo centro storico scontano gravemente gli effetti dell’ultima guerra civile, durata dal 1975 al 1990, e di un paio di altri bombardamenti più recenti, ma oggi colpisce l’imponente opera di ricostruzione che punta a restituire lustro a storici quartieri come Achrafieh, ma anche a proiettare verso il futuro le parti nuove della città, le zone residenziali, il lungomare Corniche che accoglie alcuni dei più importanti alberghi della capitale.

La vita notturna di Beirut è coinvolgente, comincia al tramonto tra i locali affacciati che guardano al Mediterraneo sul lungomare della Corniche, affollata di biker, jogger, skater, turisti, uomini d’affari. La città si spoglia dell’affanno lavorativo diurno e i locali notturni,  i ristoranti, i club, i teatri della città  brillano lasciando nell’ombra gli angoli ancora da ricostruire, le ferite urbanistiche lasciate dai bombardamenti. Vivacissimo è il quartiere di Gemmayze, area a lungo abbandonata dopo la guerra e ora ricolonizzata dal popolo della notte, che entra ed esce dai suoi locali uno attaccato all’altro; ma altrettanto vibrante è Rue Monot, Verdun, Hamra, nei locali si suona, si beve, si mangia, si balla; le location sono eleganti, di design, modaiole, etniche, le persone si scatenano come in ogni locale che si rispetti sulla faccia della terra, ma c’è un quid particolare in loro. Forse perché sono tutte vestitissime: per i libanesi uscire di casa ben messi è un vero diktat, la sciatteria è assolutamente bandita, anche per i visitatori.

Forse è stato il periodo di “influenza” francese che ha lasciato ai libanesi questo senso per la couture, ma sta di fatto che oltre ad avere boutique delle migliori griffe del mondo (da Gucci a Versace) esiste un emergente popolo di stilisti che vengono alla ribalta sulla scia del raffinato fashion designer Elie Saab (che oggi veste numerose dive), il cui quartier generale trovate a Beirut Central District, un modernissimo e simbolico edificio nel cuore della downtown.

Foto di Austinevan

nostrofiglio 08:00

In viaggio col bimbo, che cosa mettere in valigia

Avete deciso di concedervi una vacanza con il vostro bebè? Bene, verificate di aver messo in valigia tutto il necessario.

Che cosa serve per il viaggio

  • biberon
  • pannolini
  • biscotti o simili per la merenda
  • un maglioncino
  • salviette umidificate o spugna
  • una bottiglia d’acqua
  • una mini-farmacia
  • passaporto, visto (se necessario)
  • 1-2 libri illustrati
  • fiabe registrate, musica
  • succhi di frutta o tisane
  • a seconda dell’età del piccolo, omogeneizzati di frutta e verdura
  • il giocattolo preferito

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Foto di TP&N

Simonetta Radice 24 giugno 2009 12:00

Nella Valle dei pittori: L’anello del Ruggia

La valle Vigezzo, nota anche come valle dei pittori, è a circa un’ora e mezza di auto da Milano e offre paesaggi incontaminati e solitari, con escursioni di ogni difficoltà. L’itinerario che propongo è un giro ad anello che richiede solo un minimo di allenamento (circa 700 m di dislivello in salita), ma non presenta difficoltà tecniche di alcun tipo e non richiede particolare attrezzatura.

Si percorre l’autostrada A8 dei laghi in direzione Gravellona Toce e poi Sempione-Confine di Stato, per uscire a Valle Vigezzo-Masera. Si segue la strada della Val Vigezzo fino a Toceno, prestando attenzione alle indicazioni per il rifugio Arvogno (1247m). Potete lasciare l’auto nei pressi del rifugio, oppure poco più avanti, vicino alla seggiovia.

Attraversato il ponte sul torrente Melezzo, si prende la bella mulattiera che attraversa splendidi boschi di faggi in direzione Moino. Si arriva in breve tempo alle Alpi Cortina e Raunel, in ambiente bucolico, tra grandi prati e stupendi alpeggi. Si prosegue lungo il sentiero che, dopo aver concesso tratti in piano abbastanza lunghi, si fa più faticoso fino ad arrivare alla Bocchetta di Moino (1977m).
Da qui, si scende verso la valle Onsernone, deserta e selvaggia, passando per i bellissimi laghetti di Moino, per il bivacco Greppi e gli Alpeggi di Moino, sullo sfondo dell’imponente pizzo Ruggia. Si arriva in breve alla bocchetta di Ruggia (1990 m) da cui si può decidere se salire la cima del pizzo Ruggia o scendere verso Arvogno.

Ho fatto questo percorso la settimana scorsa (13 giugno) e la presenza di neve mi ha rallentato parecchio. Ho quindi deciso di non tentare la cima, poiché era piuttosto tardi. Le relazioni segnalano l’ascensione come facile, ma richiede comunque una certa attenzione a causa di scivolosi lastroni di Gneiss. Dalla bocchetta di Ruggia si discende poi verso l’alpe i Motti, con splendido panorama sulla Pioda di Crana, da qui, una comodissima mulattiera lastricata vi riporterà ad Arvogno in circa un’ora, tra boschi incantevoli e scorci sul torrente Melezzo.

Foto di ezioman

Crociera nel Mediterraneo. (Parte 2)

Prima di cena facciamo un primo giro di ricognizione: il main foyer (dove c’è la reception) è sfolgorante di luci, scale dorate e ascensori esterni con pareti trasparenti: un po’ stile Las Vegas. La prima cosa da fare è imparare a orientarsi nel labirinto di corridoi, scale, ascensori. Il trucco è stabilire in che direzione sono la prua e la poppa della nave. In cabina abbiamo trovato un disegno dettagliato della nave, così una volta scoperto che il nostro ristorante è situato a poppa e al deck 6, è più facile non perdersi, anche se il primo giorno abbiamo spesso dovuto chiedere in che direzione andare. Comunque quasi ovunque vi sono chiari schemi della nave, e una volta imparato a decifrarli non ci dovrebbero essere problemi.

La prima sera al ristorante facciamo la conoscenza dei nostri compagni di tavolo: i coniugi Paola e Claudio (da Forlì) e una coppia di giovani fidanzati (da Ancona) Roberta e Alessandro (prossimi alle nozze), che si riveleranno una simpatica compagnia per tutta la crociera.

Dopo cena vi è sempre nel Teatro L’Avanguardia uno spettacolo di intrattenimento: musiche, balletti, canzoni ed esibizioni acrobatiche. E’ ridotta al minimo la parte parlata, per la difficoltà di dover tradurre in cinque lingue ogni annuncio. In genere lo spettacolo è di buon livello. Per chi non ama lo spettacolo, e anche dopo, vi sono molti bar con diversi tipi di musica e, quando la nave è in navigazione, funziona il casinò (slot machines, roulette, poker, black jack, ecc.) che va avanti per tutta la notte. Il casinò è ovviamente chiuso durante la sosta nei porti.

Un piccolo problema per chi vuol sedersi ad ascoltare la musica, ma non vuole consumare bibite, è che subito arriva il cameriere. Com’è noto le bevande si pagano a parte. I prezzi non sono altissimi: sia al banco sia seduti, un caffè costa 1,10, una birra alla spina 2,90. Comunque la consumazione non è obbligatoria. Non so se sia vero, ma ci è stato detto che se non si vuole consumare, basta mettere in posizione orizzontale il menu che c’è sul tavolino: il cameriere capisce e non chiede nulla.

Anche l’acqua è da pagare a parte (secondo me questa è una grave pecca dell’organizzazione). Una bottiglia costa 1,90, però ti consigliano di acquistare un “package” di 14 bottiglie a 20 euro (circa 1.40 la bottiglia). Bontà loro, chi va in escursione può acquistare una bottilgia d’acqua a 1 euro (ma è da mezzo litro).

Ci sono anche “package” di vini (per es. 10 bottiglie per 79 €), di cocktail, birre, ecc.

Dopo lo spettacolo, tornati in cabina troviamo il programma della giornata successiva (in italiano), e sarà così per tutte le sere successive. Il progamma del giorno dopo è molto utile.

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