Eleonora Gambon 30 ottobre 2009 08:00

Da Rocco Firenze

Quando si va nelle grandi città è normale mangiare qualcosa molto velocemente, magari un panino o un trancio di pizza, onde evitare di spendere magari un patrimonio in qualcosa che non ne vale la pena. Questo è un locale, conosciuto grazie a un’amica, che consiglio fortemente a chi va a Firenze

Il locale si trova nel mercato di Sant’Ambrogio, proprio di fronte all’università di architettura, e appena entrati vi ritroverete sulla sinistra questa trattoria/chiosco, con una decina di tavoli da quattro posti l’uno, tutto molto semplice e senza nessuna particolare decorazione. La vera attrazione è Rocco, che vi darà il benvenuto con uno spirito schietto prettamente toscano, accompagnandovi a uno dei tavoli e vi “coccolerà” fino alla fine del pasto. E’ possibile che vi troverete a mangiare insieme anche ad altre persone e lo spirito conviviale è ciò che vi rimarrà di sicuro più impresso.

298247896_96a1fa8a70_mPer quanto riguarda invece il mangiare, quello che propone Rocco sono i piatti semplici della tradizione fiorentina (lampredotto, pappa col pomodoro, ribollita…) e anche alcuni nazionali, come ad esempio la parmigiana. Io ho ordinato delle ottime zucchine ripiene accompagnate da una porzione di patate al forno, mentre la mia amica ha scelto la mitica pasta alla carrettiera, con un sugo al pomodoro leggermente piccante, e dei piselli con pancetta per contorno. Da bere, oltre a un po’ d’acqua naturale, non potevamo che scegliere il decantato vino della casa, che ci è stato consegnato in un bottiglione da almeno due litri e, probabilmente vedendo il mio viso sgomento, con un commento tipo “a consumo non preoccupatevi!”.
Tutto questo a solo dieci euro a persona, mi sembra davvero molto poco, se poi pensate che tutto era davvero ottimo!

La cosa interessante che ho notato è che moltissime persone venivano a comperare i piatti qui per portarli a casa e Rocco aveva un metodo di chiusura davvero veloce e intelligente, utilizzando una macchina apposta proprio vicino alla cassa. Oltre a Rocco, ci sono altre persone che lavorano in questo locale, se non erro erano almeno altre tre, comunque sicuramente un numero molto alto per i pochi posti a sedere, evidentemente il take away porta molto lavoro.
Per il resto non c’è molto altro da dire, questa è una trattoria di cui bisogna apprezzare la semplicità e la spontaneità del proprietario, sempre pronto allo scherzo o a un complimento, soprattutto verso la sfera femminile!
Non posso quindi che consigliare questo locale a tutti quanti i turisti che passano per questa bellissima città d’arte.

Grazia Del Tito 29 ottobre 2009 08:00

Parigi, Fellini e il cinema

Parigi non ha certo bisogno di eventi speciali per attirare turisti. Eppure, nei prossimi  mesi c’è una ragione in più per visitarla.  Dal 20 ottobre al 17 gennaio 2010 Parigi celebra il grande Fellini con un’esposizione al Jeu de Paume,  una rassegna dei suoi film, un ciclo di conferenze e dibattiti all’Istituto italiano di cultura.

Per i collezionisti, e gli estimatori del grande regista, è stato creato uno speciale cofanetto, a numero limitato,  contenente circa 4oo fra  documenti inediti,  locandine, disegni, schizzi, fotografie e registrazioni.

L’iniziativa, vero e proprio omaggio di Parigi all’arte di Fellini, nasce dalla collaborazione  armonica della Cinémathèque française con la Fondazione Federico Fellini di Rimini, il comitato regionale del Turismo Parigino e l’Istituto di cultura italiana di Parigi.

L’evento è sicuramente di grande richiamo per il pubblico francese che apprezza particolarmente il coté onirico di Fellini, ma anche una bella occasione di promozione del cinema italiano sulla scia della “dolce vita” che ha contribuito in modo fattivo alla creazione di  una certa immagine dell’Italia in tutto il mondo e del mito che,  a partire della diffusione di quel famoso film, attira turisti nel nostro paese.

La mostra segue il filo delle immagini simbolo del cinema  felliniano: i  circhi, le parate, sogni e situazioni oniriche, la pubblicità. E’  una sorta di  percorso tematico  studiato con grande cura da Sam Stourdzè che aveva già firmato a Bologna Chaplin e l’immagine, una delle più belle mostre del 2007.

Un evento dunque per parigini, italiani, e turisti di ogni nazionalità. Colore locale, monumenti, shopping e poi una passeggiata lungo i meravigliosi Champs Elysées fino a Place de la Concorde. Lì, varcata la soglia della celebre Galérie Nationale du Jeu de Paume,  inzia il viaggio nel mondo surreale ed affascinante di Fellini e la Grande Parade.

Foto di Ambrosiana Picture

Simonetta Radice 28 ottobre 2009 08:00

I colori dell’autunno nella valle dei pittori: gita alla forcola di Larecchio

Una camminata facile e alla portata di tutti, da godere sopratutto in autunno, quando il rosso e l’arancione dipingono i faggi e i larici. Siamo in Valle Vigezzo (VB): da Toceno, bisogna seguire le indicazione per Craveggia e poi quelle per il rifugio Arvogno (m 1247); l’auto dovra’ essere lasciata all’ingresso della localita’, per proseguire a piedi fino a oltrepassare il ponte sul torrente Melezzo. Seguire le indicazioni per la Forcola di Larecchio e imboccare la vecchia mulattiera che, in pochi minuti, conduce al ponte sul rio Verzasco.
A questo punto, imboccate la comoda mulattiera – una tra le meglio conservate di tutta l’Ossola – che, attraversando boschi di faggi e successivamente di aghifoglie, conduce senza eccessivi strappi all’alpe Villasco (m 1642, acqua). La mulattiera procede poi attraverso prati fino al bellissimo alpeggio “I Motti” (m 1810), con splendido panorama sulla valle e sulle cime che la contornano, prima fra tutte la Pioda di Crana.
Il sentiero, sempre ben segnalato, continua a salire sopra le baite, con larghi tornanti, fino a raggiungere la cappella di San Pantaleone (m 2026). Da qui si arriva in circa 20 minuti al lago panelatte, un grazioso specchio d’acqua ricco di trote e. Tenendo il lago a sinistra, si prosegue per un’altra mezz’oretta scarsa fino ad arrivare alla Forcola di Larecchio. Da qui si vedono di panorami bellissimi: a ovest il lago di Larecchio, nonché alcuni “quattromila” delle alpi occidentali: il Dom e il Taschorn, il pizzo Andolla, la Weissmeiss e le più basse cime tra devero e veglia (Cervandone, Leone); a Sud l’imponente cima della pioda di Crana; a Nord la val Loana mentre a Est, scendendo con lo sguardo verso la valle Onsernone, si arriva a scorgere la cima del Disgrazia e il gruppo del Bernina. Il ritorno avviene per la medesima strada, con la possibilita’ di effettuare un mini percorso ad anello, seguendo il sentiero poco battuto che dall’alpe Villasco passa per l’alpe Borca per poi scendere ad Arvogno su ripido sentiero.

Dislivello in salita: mt 901
Difficolta’: E
Attrezzatura: Scarpe da trekking
Tempo di percorrenza in salita: 3 ore circa

Foto di PatRacMax

Eleonora Gambon 27 ottobre 2009 08:00

Halloween

E chi ormai non conosce questa festa pagana ”importata”, ma dalle origini europee antichissime che cade il trentun ottobre, vigilia della cattolicissima festa dei morti? Halloween, negli ultimi anni, sta infatti prendendo sempre più piede anche qui da noi, sia tra i giovanissimi, che lo vedono come un secondo carnevale, ma ancora di più tra i meno giovani, che non pensano ad altro se non alle feste in tema a cui poter partecipare e dove poter dare sfogo alla mostruosa creatività che richiede questa giornata, esorcizzando così tutto quello di cui l’uomo ha sempre avuto paura.

Ragazzi adolescenti e adulti che si preparano per la notte più paurosa dell’anno e che, smessi gli abiti di tutti i giorni, si trasformano quindi in lupi manari, scheletri, assasini o vampiri. Le città e le case si vestono di tenebre, ragnatele, pipistrelli e zucche dal volto minaccioso, che dovrebbero far desistere chiunque dal girare per le strade.

1795061173_3377a7c175_mInvece questa è una notte magica, dove i morti e l’aldilà non fanno paura, anzi diventano parte integrante del mondo dei vivi almeno per un giorno…anzi per una notte! I morti diventano così i protagonisti della vita e i vivi per una volta all’anno ricordano che la vita in fondo è breve, che quello che ci aspetta potrebbe essere dietro l’angolo e allora la cosa migliore è quella di sbeffeggiare signora Morte, ridere e divertirsi.

In America questa festa è diventata quasi un’identità nazionale e, dopo il secondo conflitto mondiale, furono i bambini ad impossessarsene completamente grazie a una pubblicità massiva e mirata da parte delle aziende, che la fecero diventare probabilmente la festa più commerciale che esista sulla faccia della Terra. Abiti, dolcetti e decorazioni per la casa tutto in tema mortuario con zucche a farne da padrone, ovviamente, con l’unico intento di esorcizzare le più ancestrali paure dell’uomo.

Buon Trick or treat a tutti e attenzione a non incotrare un vero lupo mannaro in giro per la città e scambiarlo per il vostro migliore amico!

Grazia Del Tito 26 ottobre 2009 08:00

Le tre B di Monaco: Barocco, Birra e Ballate

Tutti sanno del festival che, ogni anno, attira a Monaco circa sei milioni di  visitatori, ma pochi si aspettano di trovarvi tanta armonia estetica e storia.

Monaco di Baviera, patria del celeberrimo Oktoberfest, è una delle più belle, ed accoglienti, città  della Germania meridionale.

Con le sue chiese barocche, le  residenze reali,  gli immensi parchi, i lussureggianti giardini,  ed i suoi  45 musei,  è una città affascinante e vivace.

E in questo paese  ‘freddo’ per antonomasia è una vera sorpresa  sperimentare  l’ accoglienza, calda e gradevole, ma mai invadente  dei bavaresi sempre disponibili a conversare, a consigliare un ristorante  o un negozio speciale,  aiutarvi se vi siete persi, o semplicemente  conversare piacevolmente, in uno dei tanti pub,  gustando l’eccellente birrra locale, gloria e vanto, della regione.

E c’è di che scegliere giacchè le  marche di birra storiche tipiche della baviera sono sei: Augustinen, Hacker-Pschorr Hofbrau, Lowenbrau, Paulaner e Spaten.

Monaco è una di quelle città che in ogni stagione offrono un aspetto di sé diverso.

L’Oktoberfest, grande festa popolare che coinvolge tutta la città, è l’occasione giusta per vedere la città nel massimo della sua espressione folcloristica.

Certo, l’Oktoberfest con la sua famigerata cerimonia di apertura dello “ stappo della botte”, la tradizionale parata in costume e gli stand, è un richiamo irresistibile.

Di fatto, la grande festa che anima la parte ovest della città, per due settimane trasforma Monaco  in un grande luna park in cui gustare, e degustare, birra in allegra compagnia sulle note di  orecchiabili ballate  nel tradizionale stile schlager.

Ma Monaco è stupenda, e particolarmente suggestiva,  anche in inverno  quando la città è letteralmente invasa da un incredibile numero di Mercatini di Natale dove è possibile acquistare prodotti artigianali, decorazioni in vetro soffiato, ornamenti, lenzuola, intagli in legno e il caratteristico, sensazionale, panpepato con arancia.
Monaco è davvero  la città ideale per una breve vacanza, ma anche solo un fine settimana,  nel piacere del curiosare fra arte e  gusto.

Barbara Figini 23 ottobre 2009 08:00

Zaanse Schans – Un tuffo nel passato a pochi minuti da Amsterdam

A Zaandam, paesino a 15min da Amsterdam, lungo il fiume Zaan si trova lo Zaanse Schans, un angolo unico nel suo genere; residenziale ed industriale, che ospita musei, mulini, negozi, dimostrazioni di vecchi mestieri, ristoranti, un centro per i visitatori e un servizio per giri in battello.

L’area permette ai visitatori di avere un’impressione di come fosse questa regione, lo Zaanstreek, nel diciassettesimo e nel diciottesimo secolo. Le tradizionali case di legno, i magazzini ed i mulini a vento dello Zaanse Schans vi trasporteranno in un passato ormai lontano.
Una volta, lungo il fiume Zaans vi erano più di 1000 mulini a vento; sei di questi si trovano tuttora nello Zaanse Schans: due frantoi, un mulino della senape, un mulino-tintoria e due mulini-segheria. Una visita ad uno dei mulini industriali mentre è in funzione costituisce un’esperienza davvero unica.
Lo Zaanse Schans è ricco di musei interessanti.
Altri musei nelle vicinanze sono il Museo dello Zaan nello Zaanse Schans, il museo “Honig Breethuis” nel paesino di Zaandijk, il Museo dei Mulini nella frazione di Koog aan de Zaan e la Casa dello Zar Pietro il Grande a Zaandam.
Nello Zaanse Schans i visitatori potranno ammirare alcuni interessanti antichi mestieri olandesi.

Ogni giorno si tengono dimostrazioni di zoccolai, decoratori della ceramica di Delft, stagnini e formaggiai.

Gli edifici storici nello Zaanse Schans ospitano piccoli negozi dove i visitatori possono acquistare tessuti, ceramiche, formaggi, senape, zoccoli, cartoline e molti altri prodotti che ricorderanno loro la zona dello Zaan e l’Olanda.
Perchè non abbinare una visita allo Zaanse Schans con un pranzo o una cena nel ristorante “‘De Hoop op d’Swarte Walvis”? Consigliamo anche il ristorante “De Kraai”, dove si servono pranzi leggeri e pannenkoeken, le tradizionali crêpe olandesi. Il Caffé del Museo dello Zaan offre, oltre ai vari spuntini, anche una splendida vista sul paesaggio del Kalverpolder e sui mulini a vento lungo il fiume.
Il Museo dello Zaan nello Zaanse Schans è situato in un edificio dallo spiccato carattere attuale ed industriale. In questo ambiente di stile contemporaneo farete conoscenza con il ricco passato culturale della zona e scoprirete la fonte del suo benessere, l’industria.

Il Centro per i visitatori dello Zaanse Schans si trova nella reception del Museo dello Zaan ed è aperto ogni giorno dalle 09.00 alle 17.00. Anche lo Zaanse Schans è aperto ogni giorno, tutto l’anno. L’entrata è gratuita, ma alcune attrazioni turistiche rimarranno chiuse durante i mesi invernali.

Lo Zaanse Schans dispone di un’area parcheggio sufficiente per i visitatori. Il ricavato del parcheggio a pagamento contribuisce al mantenimento degli edifici storici.

Foto di ComùnicaTI

Grazia Del Tito 22 ottobre 2009 08:00

L’Egitto, Philae e il culto di Iside

Sul confine fra Bassa Nubia e Alto Egitto, a  pochi chilometri a sud della diga di Assuan, alla prima cateratta del Nilo, c’è un’isola  che ospita uno dei monumenti più suggestivi dell’Egitto: il santuario diIside.

Philae (o Filae), punto di incontro tra le religioni di due grandi civiltà,  ospita un bellissimo complesso di  templi greco-romani e,    soprattutto ,  il più importante tempio  dedicato alla  divinità più grande  che l’ Egitto dinastico abbia avuto: Iside, l’ultima dea, adorata e venerata in tutto il mondo.

Il tempio di Iside, costruito nel  IV secolo,  ha qualcosa di particolarmente suggestivo nelle ore del tramonto quando la sua truttura imponente si staglia netta contro il blu perfetto del cielo che si colora di una  stupefacente  tonalità indaco.

Philae è stata per molto tempo tappa obbligata, e  luogo di pellegrinaggio,  degli  adoratori della dea Iside, veneratissima a Roma e  in tutto il bacino del Mediterraneo.

Il culto di Iside è strettamente legato alla potenza e sacralità del faraone. Iside, è infatti  la madre di Horus di cui il faraone è  l’espressione terrena.

L’potesi della forte simbologia religiosa e politica imperniata sulle figure della famiglia reale è suffragata dalla posizione  del tempio situato proprio  di fronte all’isola di Biga, che ospiterebbe  il sepolcro di Osiride, sposo di Iside.

Simbolo di sposa e madre, guaritrice e protettrice dei naviganti, il suo mito si diffuse sin dall’epoca tolemaica con riti  pubblici di processioni e feste in onore della dea.

Nel tempo, con l’avvento del cristianesimo,  divenne  un culto misterico, segreto, guardato con sospetto e ostacolato, perchè considerato pericolosamente legato alle forze oscure del mondo ultraterreno.

Eppure, ancora oggi,  il culto di Iside,  conserva immutato il suo fascino. E,  la signora dai mille nomi,  simbolo di accoglienza,  lealtà e  amore eterno, continua ad essere una delle icone più amate di ogni tempo.

Egitto premier 217

Eleonora Gambon 21 ottobre 2009 08:00

Tenuta Vannulo Capaccio Scalo

Questo caseificio non è semplicemente un caseificio dove comprare mozarelle, ma IL caseificio che produce la più buona mozzarella di bufala che io abbia mai assaggiata, ed è un luogo che merita davvero una visita, se si è in quelle zone…o anche non proprio nei dintorni!

La Tenuta non è vicino alle principali vie di comuncazione e la segnaletica da quelle parti non è propriamente il loro forte, ma seguendo per Capaccio, venendo da Battipaglia, troverete una tenuta sulla sinistra con enormi prati che l’attorniano, non potete assolutamente sbagliare! Attenzione al traffico che da quelle parti è micidiale!
Entrando dal vialetto si raggiunge uno spiazzo di ghiaia dove poter parheggiare la macchina, soprattutto di domenica la tenuta è molto affollata, ma qualche posticino libero lo si trova sempre.
La prima casetta è la zona dove comprare prodotti caseari di bufala, come mozzarella, ricotta, burro, provola affumicata (un evento trovarla) e molti altri prodotti che però vengono fatti solo su prenotazione. L’ambiente è piccolissimo, quando c’è gente non si riesce nemmeno a entrare per prendere il numerino, e dietro al bancone si possono notare le enormi vasche di siero dove vengono messe le mozzarelle appena fatte.

3323052876_ca2f1c6330_mSe c’è molta gente prendete il numero e iniziate a farvi un giro per la tenuta: si può gironzolare come meglio si crede o anche fare delle visite guidate, su prenotazione ovviamente. Dietro al negozio dove si comprano prodotti, vi è una grande vetrata da dove poter ammirare il lavoro di mozzatura fatto a mano, mentre verso sinistra sempre nei giardini retrostanti, si arriva al Museo permanente contadino e alla pelletteria, che produce cose davvero molto interessanti, come portafogli, borse e giubotti, tutto fatto a mano, il che porta a far lievitare un po’ i prezzi.
L’idea del signor Palmieri era anche di creare un negozio dove poter comprare la carne di bufala, ma siccome già la pelletteria ha avuto un impatto molto forte sulla gente, ha tralasciato questo progetto e, forse, si utilizzerà quello spazio per produrre cioccolato, sempre con latte di bufala.
Prima di arrivare alla zona dove ci sono le bufale, c’è un altro caseggiato, che vende forse il prodotto migliore di tutta la tenuta: lo yogurt di latte di bufala, ma anche budini, gelati, brioches e tutto quello che di dolce e salato si può creare con il latte di bufala. Assolutamente da non perdere la brioches con yogurt (quello al malto è divino!!) accompagnata dal cappuccino con latte di bufala, una colazione che non si può non amare!
Infine date uno sguardo anche a dove vengono tenute le 600 bufale, vi renderete conto della bella vita che fanno: spazi immensi, stalle comode e spaziose, cure omeopatiche in caso di malattie…insomma delle vere e proprie star e, come tali, vengono fotografate e vezzeggiate da tutti i turisti che passano di lì.

282306896_c05310bbda

Questo luogo per me, è assolutamente da osannare, non solo per gli ottimi prodotti, ma anche per la politica stessa: utilizzo solo del latte delle bufale della tenuta, vasti spazi per gli animali ricchi di verde, vendita esclusivamente dal produttore al consumatore…insomma niente a che vedere con l’industria massiva che caratterizza gran parte delle aziende dell’Italia.
Certo i prezzi sono leggermenti più cari della media, ma sono soldi che si spendono davvero più che volentieri: per avere un’dea, un chilo di mozzarella viene 12,00 euro, mentre per quanto riguarda lo yogurt il vasetto grande da 550g viene 3,50 euro. Ma dovete credermi che i prezzi in questo caso sono davvero relativi.

Se siete quindi da quelle parti, che sia anche a un’ora di distaza, non abbiate il minimo dubbio: questo luogo merita non solo una semplice visita, ma anche una maxi spesa di tutti suoi prodotti!

Grazia Del Tito 20 ottobre 2009 12:00

Il grande cinema attraversa Roma

Roma, con il suo cielo azzurrissimo e il sole sempre pronto a far  capolino, ospita  dal 15 al 23 ottobre il Festival Internazionale del Cinema. La manifestazione, che è giunta con successo alla quarta edizione, si è aperta con  una grande festa di inaugurazione e si prospetta interessante  per le tante proposte di film, la presenza di importanti attori e registi,   le  grandi star internazionali e, l’immancabile gossip, legato alla loro presenza.

Come ogni anno, tanti gli eventi legati al mondo dell’arte e della cultura. In particolare segnaliamo quattro  mostre, di cui tre  ad ingresso libero, ed una iniziativa molto particolare legata al ‘Backstage’.

La mostra “Luci del cinema su Antonio Ligabue“, presso il  Museo Archeologico dell’Auditorium Parco della Musica,  comprende circa ottanta opere  provenienti dai più importanti musei e collezioni private.

Singolare la  mostraCape Farewell: Art and Climate Change“, che raccoglie  fotografie e sculture risultato della  esperienza in Groenlandia di un gruppo di artisti che  hanno vissuto con scienziati e ricercatori nella base di  Cape Farewell.

Omaggio dovuto al grande Sergio Leone, la bella  mostraSergio Leone, uno sguardo inedito“, a vent’anni dalla  sua scomparsa.

La mostra del Cinema Futurista, articolata in un percorso che, mediante installazioni video, fa rivivere le esperienze visive delle sperimentazioni cinematografiche, lascia libero  il visitatore di scoprire l’uno o l’altro aspetto presente nelle immagini.

Make Me Up A Star è, invece, molto di più di una mostra: è un vero e proprio omaggio ai grandi truccatori cinematografici italiani. E’ articolata in due momenti: dal 13 al 18 ottobre, al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese e dal 15 al 20 ottobre a via Veneto, presso l’Hotel Bernini Bristol. La prima parte è una sorta di viaggio sul ‘come si crea un personaggio‘, attraverso un percorso fatto di ricostruzioni di  set,   immagini inedite di backstage, busti, calchi, parrucche e video. La seconda è invece una sorta gioco in cui , nel backstage appositamente allestito,  chiunque, affidato alle mani di esperti make-up artist potrà diventare, sentirsi “una vera star”.

Foto di Alessandro Silipo

Calcutta: l’ombra del British Raj. (Parte 3)

Sono diversi i luoghi che meritano una visita a Calcutta. Sicuramente l’Indian Museum ed il Victoria Memorial, con una mostra permanente di acquerelli ed olii di artisti inglesi (ad esempio Thomas e William Daniell) che hanno soggiornato alcuni anni in India, tra la fine del ‘700 e la prima meta’ dell’800.
La Ramakrishna Mission, tuttavia, e’ l’espressione di una parte senz’altro illuminata della cultura religiosa bengalese ed una visita credo sia irrinunciabile.
Sri Ramakrishna nasce il 18 febbraio 1836 in un villaggio povero non distante da Calcutta. A 19 anni, avendo ottenuto appena una rudimentale scolarizzazione, diviene il bramino officiante nel tempio di Kali, nel sobborgo di Dakshineswar, a Calcutta. Per circa 11 anni si dedica a diverse sadhana (pratiche spirituali), arrivando ad avere l’esperienza dell’Advaita, di uno stato di coscienza al di la’ di ogni divisione tra soggetto pensante ed oggetto pensato, realta’ interiore e realta’ esterna. Non trascura poi di approfondire l’islam ed il cristianesimo, intuendo ed esperendo che i rispettivi sentieri spirituali possono condurlo allo stesso stato di grazia.
Diventa dunque un sostenitore dell’unita’ delle religioni, espressioni tutte della stessa verita’ spirituale. Simile approccio universalistico lo applica agli uomini ed alle donne, tutti e tutte uguale ricetto della divinita’ dunque ugualmente meritevoli di rispetto.
Ramakrishna muore nel 1886 dopo aver fondato l’ordine monastico Ramakrishna Math.
La Ramakrishna Mission, dove monaci del Ramakrishna Math e devoti laici collaborano a concretizzare gli ideali del maestro, vede la luce alcuni decenni piu’ tardi ad opera del piu’ importante discepolo del bramino di Dakshineswar, il gia’ citato Swami Vivekananda, morto nel 1902.
L’armonia tra le diverse religioni ed il servizio all’umanita’ come piu’ alta forma di espressione religiosa sono i due pilastri della Ramakrishna Mission, attiva nella realizzazione di ospedali ed interventi in situazioni di drammatica emergenza (il ciclone in Orissa nel 1999 o lo Tsunami nel dicembre 2004 per fare appena due esempi).
Gli insegnamenti di Ramakrishna non sono rimasti confinati a Calcutta, avendo ispirato 166 centri nel mondo, 124 dei quali in India.

Immancabile Flurys
In chiusura: dare alla gola l’importanza che merita. I coniugi Flurys fondano, nella seconda meta’ degli anni ‘20 (dunque in uno dei periodi migliori della citta’), l’omonima sala da the’. Questa diventa presto un luogo di ritrovo per persone di tutte le eta’ che vengono cosi’ introdotte a prelibatezze svizzere ed internazionali.
La fama di Flurys supera presto i confini cittadini ed anche quelli nazionali, probabilmente in virtu’ di quello che viene da molti considerato il migliore cioccolato svizzero al di fuori dei confini europei.
La sala da the’ di Park strett (al civico 18), nel centro di Calcutta, rimane ancora oggi un apprezzato luogo di ritrovo, data anche la rilassante atmosfera un po’ retro’ cui contribuiscono gli arredi anni ’30.
Oltre che per la buona pasticceria (in particolare i dolci al cioccolato), credo si possa consigliare Flurys per un pasto completo e per i buoni piatti di pesce e di crostacei.

Foto di asis k.chatt

Articoli precedenti »