Eleonora Gambon 27 novembre 2009 08:00

La fiera di Santa Caterina a Udine

Ogni anno in questo periodo Udine si veste di festa, riempiendosi di luci, colori e odori che non fanno altro che dare l’inizio al magico periodo natalizio. Sono cinque secoli che si festeggia Santa Caterina ed è ormai una tradizione degli ultimi anni iniziare lo shopping per le decorazioni di Natale tra le moltissime bancarelle che si estendono su tutta piazza Primo Maggio e le vie attigue.
Si può davvero trovare di tutto: dalle decorazioni tipiche, al cibo locale, dallo zucchero filato per i bambini, al torrone ricoperto col cioccolato, ovviamente su tutto è l’oggettistica friulana che più prende il sopravvento, come gli scarpetz le tipiche pantofole friulane, affiancata a bancarelle meno tradizionali, dove poter comprare vestiti per la stagione invernale. Insomma qualcosa che ricorda le vecchie fiere di un tempo, quando si andava a fare provviste e i contadini scendevano dalle montagne con carretti pieni di prodotti artigianali. Questa fiera è così, un ponte che collega il passato con il presente, uno spazio che fa ritornare bambini, un momento in cui annusare gli odori dell’imminente Natale e assaggiare tutto ciò che la mia magica terra può offrire.

evento_mappa

Solitamente sono cinque i giorni in cui Zardin Grant, così chiamata piazza Primo Maggio, viene letteralmente invasa da bancarelle e da un fiume di persone che passeggiano, culminando il 25 novembre ovviamente, giorno appunto di Santa Caterina; nel parcheggio dello stadio Friuli, invece, vi sono i “baracconi”, ossia le giostre per grandi e piccini che permangono per quasi un mese, ossia dall’inizio di novembre.
Quest’anno il tempo è stato abbastanza clemente, molto umido certo, ma almeno niente pioggia, e di sicuro non troppo freddo da non poter nemmeno camminare in pace.

Un avvenimento da non perder per chi gravita per queste zone e che merita anche qualche ora in macchina, forse interessante quanto i blasonati mercatini di Natale del Trentino.

Manuel Olivares 26 novembre 2009 08:00

Kathmandu

Il nostro viaggio inizia a Durbar Square, la piazza principale della citta’. Costeggia due stupas, il Kathesimbhu stupa ed il celebre stupa di Bodhnath, a cui fa capo una consistente comunità tibetana in esilio. Si intrufola nel cortile del tempio della Kumari Devi, una dea vivente -bambina- che i non hindu possono vedere appena da lontano, nel momento in cui si affaccia alla finestrella templare. La credenza secondo cui la divinita’ abiti, temporaneamente, in corpi di fanciulli e’ molto arcaica e rientra nell’universo ierofanico (da ierofania: manifestazione del sacro) transculturale di cui ci parla Mircea Eliade (non rappresenta, dunque, una stravaganza locale).

Il nostro viaggio continua innanzi ad uno Shiva-linga (una pietra di forma fallica simbolo del dio hindu Shiva), ad un pujari (bramino officiante una puja: offerta rituale alla divinita’) e ad un tempietto induista (il fascino del Nepal risiede molto nella convivenza sincretica di induismo e buddismo). Di nuovo in risonanza buddista, troviamo il Kathmandu Golden Amithaba Buddha, il celebre “Buddha della compassione” e lo Swayambhunath stupa(noto anche come il Tempio delle Scimmie), in un’area leggermente periferica della citta’.

Il nostro viaggio prosegue in uno dei piu’ importanti luoghi di pellegrinaggio induista: il complesso templare di Pashupatinat, con importante ghat crematorio. Uscendo da Kathmandu, raggiungiamo l’Osho Tapoban International Comune, immersa nella Nagarjun Forest e poi lo splendido monastero di Kopan, di tradizione Buddista Vajrayana, dove trovano pace anche gli animi piu’ inquieti.

Il nostro viaggio finisce con una panoramica, un po’ fosca, della Kathmandu Valley, dalla terrazza di Kopan.
A mio parere Kathmandu merita 3 notti. E’ una citta’ suggestiva e godibile e puo’ essere un ottima base di partenza per visite in Tibet ed in Bhutan oltre che per percorsi di trekking. Esistono diverse agenzie specializzate al riguardo, soprattutto nel Thamel: quartiere a misura di turisti a ridosso del centro storico.
Molto vasta, nel Thamel ma non solo, la scelta di guest-houses ed alberghi. La citta’, che offre a mio parere una buona sintesi di sacro e profano, e’ anche ricca di ristoranti. Non ne mancano di italiani: il Fire&Ice, La Dolce Vita ed il Marco Polo, ottimi tutti e tre.

Tratto da VivereAltrimenti

Foto di Wonderlane

Grazia Del Tito 25 novembre 2009 08:00

La magia del Natale a Salisburgo

Salisburgo, con la sua atmosfera di elegante città mitteleuropea, è uno di quei posti in cui il Natale ha  una magia speciale.

Conosciuta in tutto il mondo  per la sua splendida architettura ispirata al barocco italiano, le sue incantevoli strade, e  le  importanti manifestazioni musicali, Salisburgo  è il luogo ideale per una breve  vacanza invernale.

Rilassante ed elegante in estate, quando ospita il celebre Salzburger Festspiele, è anche  in inverno una  tra le destinazioni preferite dagli amanti dell’arte e della cultura.

Ogni angolo della città  ha un fascino particolare a partire dalla  parte più vecchia, che si estende fra il Salzach e le colline,  con le sue  pittoresche strade, le piazze con fontane e le case in stile barocco.

Particolarmente interessante è il duomo con  le  quattro piazze  e la  chiesa, decorata internamente a fresco e a stucco, con il suo  ricco tesoro di oreficeria di epoca carolingia e romanica.

Da non perdere anche il castello di Hohensalzburg, costruito nell’ ‘XI secolo,  con i suoi ambienti barocchi e classicheggianti.

Notevoli anche i suggestivi scorci panoramici. Basta  sedersi ai tavolini di un caffè o salire su un qualsiasi rilievo per restare incantati  dallo stupendo colpo d’occhio  di vecchi edifici, e cupole barocche, che caratterizzano il centro storico su cui domina l’ imponente  fortezza di Hohensalzburg.

Particolarmente suggestiva la vista che si gode dai numerosi belvedere ed in particolare dall’Untersberg, raggiungibile in funivia, e dal  Santuario di Maria Plain.

E, naturalmente, non possono mancare due delle cose più famose di Salisburgo: la celebre cioccolata e la visita alla casa più famosa della città.

Per la prima c’è solo l’imbarazzo della scelta fra i tanti deliziosi caffè, per la seconda dovrete arrivare   al n. 9 della Getreidegasse. Lì, il 27 gennaio del 1756, nacque il grande Mozart.  Il palazzetto,  con il suo bel cortile interno, a parte la facciata rococò rifatta in stile classicheggiante, conserva intatto “ il fascino del tempo che fu”.

Foto di Albe86

Alessia D'Aniello 24 novembre 2009 08:00

Venezia: L’ Uomo vitruviano di Leonardo in esposizione fino al 10 gennaio 2010.

Il disegno di Leonardo dell’ “Uomo Vitruviano” tornerà esposto, fino al 10 gennaio, dopo 7 anni, alle Gallerie dell’ Accademia di Venezia. E’ una occasione eccezionale in quanto il famoso disegno non può rimanere permanentemente esposto in quanto la luce scolorirebbe l’ inchiostro.

In geometria, le figure da sempre ritenute “perfette” sono il quadrato e il cerchio, tanto che quadrare il cerchio è stata un’impresa che molti hanno tentato fino all’Ottocento, quando ci si è accorti che tale operazione matematica è impossibile.Ciò che conta, comunque, è che Leonardo vedesse la soluzione del problema proprio nel corpo umano.Leonardo è riuscito a costruire, partendo da questo cerchio anche un quadrato (che tocca piedi e mani del suo “uomo vitruviano”). In questo modo, il famoso disegno di Leonardo, che fino ad oggi è sempre stato collocato nell’ambito dei tradizionali studi sulle proporzioni umane, viene a rivelarsi un disegno matematico. La centralità dell’uomo nel pensiero dell’artista è punto focale di quest’opera.

LEONARDO. L’Uomo vitruviano fra arte e scienza
Venezia – Gallerie dell’Accademia
Fino al 10 gennaio 2010 Orario: da martedì a domenica 8.15-19.15; lunedì 8.15-14.00
Biglietti: intero € 8,50; ridotto € 5,25
Info: 041-522247 www.leonardo.uomovitruviano.it

Donatella Cambosu 23 novembre 2009 08:00

Ristorante Aladino, la tristezza porta via

Tra le cucine diverse da quella italiana, quella libanese è la mia preferita. Mi piace tutto nella cucina libanese: dalla scelta delle materie prime alle modalità di cottura, dal sapiente bilanciamento di sapori alla varietà, organizzazione e presentazione dei piatti e dei menu. Da gustare in compagnia, favorisce socializzazione e buon umore, forse per tutte quelle spezie.

Nelle grandi città italiane non è difficile trovare ristoranti libanesi, a Milano ve ne sono almeno quattro, uno dei quali “Aladino”, fondato e condotto dall’estroverso sig. Al Tajar Jehad, a colpi di hummus, falafel e dolcetti di Damasco si sta guadagnando visibilità e la regolare visita di un’affezionata clientela.

Il ristorante Aladino è di ispirazione siriano libanese (ultimamente si fa tentare anche da piatti marocchini), ha una location in via Achille Maiocchi (abbastanza facile da raggiungere) in stile arabeggiante, quel po’ di kitsch che ti aspetti e che ti permette una cena immersiva in altra dimensione.

Interni del ristorante Aladino

Interni del ristorante Aladino

Se non conoscete la cucina libanese, lasciate perdere il menu e fatevi guidare senza alcuna perplessità dal maitre : sicuramente vi porterà le cose più buone e ve ne porterà tante. Con gli antipasti, il vostro tavolo sarà sommerso di piattini, vassoi e ciotole, molte di queste cose possono e devono essere mangiate con le mani utilizzando il tipico pane piatto (pita). Dire che questo tipo di pasto invita alla convivialità è poco: incita è il giusto verbo. Perché appena tutto comincia a essere in tavola, anche i più muti e malmostosi dovranno arrendersi all’interazione: passami questo-allungami quello; questo cos’è, quello com’è; mamma che buono, devi assolutamente assaggiarlo, prendi con le mani, leccati le dita! L’indifferenza, non è ammessa da Aladino! Scaldate le mascelle con gli antipasti e gli spiriti con un buon vino della Bekaa (non osate prendere vino italiano) è giunta l’ora di secondi, insalate, dessert. Anche qui la varietà è tanta, a parte l’assenza delle carni di maiale: le mie preferenze vanno in genere sulle carni di agnello, variamente cucinate ma contraddistinte da tenerezza e delicatezza nel sapore: mi piace moltissimo il Pamia (cornetti di leone in umido con salsa di pomodoro, carne e riso).

Dulcis in fundo:  tendono a essere un po’ stucchevoli e appiccicosi, ma decisamente molto buoni, adatti ai più golosi. Fatevi portare un misto della pasticceria siriana, per iniziare, per andare avanti c’è sempre tempo. Non dimenticate di bere l’arak: bevanda alcolica a base di acquavite e anice che si beve allungata con acqua e ghiaccio anche a tutto pasto. Però dopo non dovete guidare.

Nelle serate di giovedì, venerdì e sabato, Aladino offre anche lo spettacolo di danza del ventre: chi a questo punto della serata non si è ancora riscaldato, subirà un bell’affondo alla freddezza d’animo! La danza del ventre ha una sensualità quasi imbarazzante, vista all’interno di un ristorante e a pancia piena.

I prezzi sono giusti e abbordabili, quindi Buon Aladino!

Grazia Del Tito 19 novembre 2009 08:00

Tartarughe, avventurieri e pirati alle Isole Cayman

Strana storia quella delle Cayman, scoperte da Cristoforo Colombo nel 1503, rifugio di pirati fino all’arrivo degli inglesi nel 1670 e meta ambitaper gli appassionati pesca subacquea, ma anche regno delle tartarughe  e infine, cosa non trascurabile, anche paradiso fiscale.  

  Sono tre le Isole Cayman: Grand Cayman, Little Cayman e Cayman Brac.  Situate nel Mare delle Antille, a sud di Cuba, fanno parte del territorio britannico d’oltremare.

Le tartarughe, un tempo presenti in grande quantità sull’isola, sono un po’ l’ animale simbolo e, benchè in numero decisamente ridotto  rispetto al passato, sono ancora oggi elemento di attrazione e curiosità.  Si narra che Cristoforo Colombo, quando giunse alle Cayman,   rimase tanto impressionato dallo spettacolo che si presentò ai suoi occhi da  battezzare queste isole  col suggestivo nome di “ Las Tortugas”.

Una delle curiosità delle Isole Cayman è  la ’settimana del pirata’,  celebrata in ricordo di un passato segnato da scorrerie, avventure e tesori mirabolanti.

Le isole Cayman sono il posto giusto per una vacanza tranquilla e rigenerante. L’ideale è combinare la vacanza alle Cayman con un breve soggiorno a Miami, distante solo 100 km,  e punto di scalo obbligato  per i turisti in partenza dall’Italia. 

 La splendida spiaggia di Cayman, una delle più belle dei Caraibi, e gli incredibili fondali della Piccola Cayman ricchi di coralli e spugne del Bloody Bay Wall  sono uno spettacolo suggestivo e inaspettato per tutti gli appassionati di immersioni.

E poi c’è la pesca subacquea, negli oltre 300  punti di immersione, la pesca d’altura, la possibilità di praticare snorkelling, vela e golf nei campi  a 18 buche.

Una delle esperienze più belle da fare su queste isole è nuotare fra pesci di ogni colore e forma che si lasciano tranquillamente avvicinare.

Interessante la visita della capitale, George Town, in cui lo stile tipicamente  inglese si mescola ad atmosfere   tipiche delle Indie Occidentali. Uscendo dal centro storico, appena fuori dalle mura della città, c’è un  parco botanico dedicato alla Regina Elisabetta II che ospita decine di specie di orchidee e piante selezionate con cura in un’esplosione di forme e colori di grande impatto visivo.  E per finire non puo’ mancare un’escursione a Cayman Brac  una vera e propria riserva di pappagalli.

Manuel Olivares 18 novembre 2009 08:00

Patan: capitale artistica del Nepal

Si racconta sia la piu’ antica citta’ della Valle di Kathmandu, fondata dal re Arideva nel 299 d.C. Emerge nel settimo secolo come capitale artistica e culturale del Nepal se non dell’intera regione himalayana. Mantiene forti legami con i centri buddisti di conoscenza in Bengala ed in Bihar (stati confinanti dell’India nord-orientale), avendo anche un ruolo di rilievo nella trasmissione della religione buddista al Tibet. Quando l’area del Bihar e del Bengala caddero sotto l’influenza musulmana, nel dodicesimo secolo, molti studiosi ed artisti si trasferirono qui, gettando le basi per una rinascita sotto gli ultimi re della dinastia Malla. Patan e’ stata parte di un regno che amministrava l’intera Valle di Kathmandu fino al tardo quindicesimo secolo. Ha successivamente mantenuto una sua autonomia fino al 1769, quando Prithvi Narayan Shah, con i suoi guerrieri Gurkhas, conquisto’ la valle scegliendo come capitale Kathmandu.

La citta’ oggi rientra nel tessuto urbano della capitale nepalese, rappresentandone una piu’ quieta (anche in ragione di un’identita’ piu’ spiccatamente buddista) appendice. I suoi abitanti sono piu’ attenti ad un “bel vivere”, di contemplazione e passione per diverse forme di arte (la citta’ e’ celebre per l’artigianato). Da questo probabilmente deriva il suo nome piu’ antico e poetico: Lalitpur, la citta’ della bellezza.
E’ possibile visitare la cittadina in giornata, venendo da Kathmandu. Alcuni la scelgono come permanenza alternativa alla capitale, soprattutto chi decide di rimanere a lungo nel paese. Patan offre difatti discreti appartamentini a prezzi ragionevoli.

Tratto da VivereAltrimenti

Foto di kiryna

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Eleonora Gambon 17 novembre 2009 08:00

L’Anfora winebar Martina Franca

Questo locale è un’enoteca piuttosto particolare e che mi ha davvero colpita, leggermente decentrata e subito fuori dal centro storico di Martina Franca, si trova infatti sulla strada che porta a Locorondo, sulla sinistra poco dopo una rotonda da poco costruita. C’è un piccolo parcheggio vicino al ristorante, ma al massimo ci possono stare una decina di macchine e questo è il vero e forse unico difetto che ho riscontrato; per lo meno non ci sono parcheggiatori abusivi che io odio!

Entrando ci si trova in un piccolo ambiente scavato nella pietra, con sì e no 5 tavolini e il bancone al fianco del quale ci sono delle scale che portano alla sala che sta al piano inferiore e che ha circa una decina di tavolini. La sala inferiore è davvero molto bella, con la volta in pietra e tante piccole anforette sulle pareti per decorare; l’unico neo forse sono i tavolini: rotondi e in ferro, uno stile che non amo moltissimo (ovviamente è gusto personale), inoltre uno è troppo piccolo per quattro persone e due messi vicini sono un po’ scomodi essendo rotondi.
Sulle scale poi c’è un porta a scomparsa fatta con lo stesso materiale delle pareti che porta in un piccolissimo bagno unisex, pulitissimo e profumatissimo, dettaglio che io apprezzo sempre moltissimo. Non c’è lo specchio e nemmeno lo spazio per due persone, ma un ambiente così profumato e pulito è cento volte meglio.

3143253173_0422613246_m Per quanto riguarda la carta del menù, sono rimasta piuttosto colpita perchè, aprendola, si trovano pagine e pagine con vini delle diverseaziende vinicole dei dintorni, ma con molte altre etichette regionali e non. Solo alla fine vi è la parte gastronomia, decisamente meno ricca, ma con moltissime piacevoli sorprese.
Si ha una parte di antipastini freddi e caldi, tra i quali noi abbiamo scelto delle bruschette fantasia con quattro differenti abbinamenti (una con baccalà, sesamo e olio aromatizzato alla vaniglia, una con salame e provola piccante, una con prosciutto e scamorza e infine una con la porchetta) a 5 euro e delle normali bruschette con pomodorino a 3,50 euro, per poi passare a piadine e piatti caldi prevalentemente di carne. In aggiunta a quello che c’è sul menù, vi sono poi alcuni piatti detti a voce dal cameriere, per cui devo spendere delle ottime parole: il suo servizio è stato solerte, preciso e attento, sempre pronto a consigliare ed aiutare nella scelta, in particolare del vino.

Dopo le bruschette abbiamo scelto tre entrecote e una millefoglie di patate con mozzarella e prosciutto, tutti i piatti erano ben presentati e con qualche foglia di insalata come decorazione; l’entrecote poi era accompagnata da delle ottime patate al forno cotte con la buccia.
Abbiamo ovviamente innaffiato il tutto con una bottiglia di vino, saggiamente consigliata dopo aver ascoltato i nostri gusti, e un po’ di acqua naturale. Come dessert abbiamo assaggiato un dolce di ricotta e una mousse ai tre cioccolati, niente di eccezionale, ma comunque buoni.
Dopo aver pagato un totale di 82 euro per quattro persone, un prezzo in fondo direi giusto, ci è stato offerto un liquore alla mela verde molto intrigante, anche se con un colore davvero fosforescente!

Che dire di più? Io mi sono trovata davvero molto bene e non posso che consigliare questo locale per una serata tra amici, anche per l’atmosfera giovanile che aleggia nel ristorante e per le molte serate a tema organizzate.

A presto!
Grazia Del Tito 16 novembre 2009 08:00

A Funchal fra botteghe e Madeira

Funchal,  fin dal XVI secolo importante punto di approdo per le navi dirette verso le Indie, nota nel passato per la ricchezza delle sue terre, , è oggi un’accogliente città  moderna.

Il clima fantastico ed i suoi magnifici scenari ne fanno una località turistica di grande richiamo in ogni periodo dell’anno.

Una sorta di  anfiteatro naturale, dovuto alla sua conformazione geologica,  circonda l’intera città. Rientra nell’area di Funchal anche  la  riserva naturale delle Ilhas Selvagens che si este nde per  ben 160 km.

Funchal è la capitale e la città più grande dell’isola. Il suo porto con la sua suggestiva atmosfera coloniale, è il più importante dell’arcipelago di Madeira.

Caratteristiche  stradine ciottolate tempestate di piccole botteghe che espongono i manufatti tipici del luogo, in particolare i famosi ricami e gli oggetti in vimini, in un”atmosfera cordiale e rilassata.

E poi  le attrazioni della città: la Cattedrale di Sé, il museo della Cidade do Açúcar,   il Museu de Arte Sacra, la Câmara Municipal  e la Igreja do Colégio  costruiti nel  XVII e XVIII secolo.

Una vacanza a Funchal non è tale senza una  tappa gastronomica per gustare  il celebre ‘madeira‘, prodotto con una miscela di uve dalle enoteche locali,  e  piatti tipici quali il “bolo do caco”, un tipo di pane caldo fatto di farina di frumento, aglio e prezzemolo; la minestra di pomodori e cipolle; piatti sono a base di tonno, pescespada, “gaiado” ( pesce tipico della zona usato come il merluzzo), “potas” (sorta di  enorme calamaro) e soprattutto di baccalà.  Eccellenti anche le carni e in particolare le espetada” (spiedini di manzo aromatizzati con aglio, infilzati in un ramoscello d’alloro e lasciati arrostire sulla brace, “carne vinho e alhos” (pezzi di carne di maiale marinati con aglio, aceto e alloro) e il famosissimo  “picado” preparato con piccoli pezzi di carne di manzo fritti con aglio e peperoni rossi ed un contorno di patatine fritte.

Foto di Matthew Boyle

Barbara Figini 13 novembre 2009 08:00

Per motociclisti nell’anima

Siete motociclisti e forse in inverno avvertite la mancanza di centinaia di chilometri di guida…

Forse volete visitare la Lapponia ma non desiderate unirvi a migliaia di turisti che affollano le località più famose e commerciali…

Forse avvertite in voi una spinta per provare qualcosa di diverso, insolito, unico ma con l’assistenza di Guide locali che ne garantiscano sicurezza e tranquillità…

I grandi safari in motoslitta nella Lapponia Finlandese possono soddisfare i vostri desideri.

La Lapponia è l’esteso territorio che si trova a nord del Circolo Polare Artico ed attraversa quattro Paesi: Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia.

E’ la terra del popolo Sami e delle diverse etnie che comunemente sono conosciute come Lapponi. Terra di grandi spazi, d’immense foreste, di laghi e fiumi.

Moderne e veloci motoslitte solcano le piste innevate ed i corsi d’acqua ghiacciati, si possono fare percorsi brevi ma intensi oppure lunghi raid per raggiungere le coste del Mare del Nord.

L’utilizzo della motoslitta è piuttosto semplice ed efficiente, anche per qualcuno come me che non ha mai guidato nemmeno un motorino.

Le manopole dei modelli più recenti sono riscaldate, per offrire il miglior comfort. La valvola a farfalla si trova sulla manopola di destra, mentre i freni si attivano dalla sinistra. Un pulsante di sicurezza può essere attivato per spegnere il motore in caso di necessità.

Le motoslitte sono di 500 cc, maneggevoli ma potenti quanto basta per affrontare lunghe percorrenze e superare ogni insidia del terreno.

L’età minima richiesta per la loro guida è di 15 anni e comunque si deve essere in possesso di patente. La franchigia personale, in caso di danni alla motoslitta, è di circa 500,00 euro.

Ad ogni partecipante è fornito lo speciale abbigliamento da indossare in corso di raid: tuta antivento ed impermeabile, casco, stivali, guanti, occhiali.

L’unica cosa che dovete portare voi è lo spirito di avventura per affrontare un tour fuori dai soliti schemi… e magari un po’ di benzina, insomma non si sa mai J

Foto di arcticroute.com

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