Simonetta Radice 13 luglio 2009 12:00

Viaggio alla fine del mondo

Gli edifici sono di legno, dipinti con colori brillanti e vivaci. Il vento è freddo e sferzante. La pioggia non si fa certo attendere ma quando splende il sole tutto è terso e limpido, come solo nei luoghi più estremi vi può accadere di vedere. Siamo a Ushuaia, ultimo avamposto abitato dell’Argentina o, come si sente ripetere ovunque qui, alla “fin del mundo”.

Il termine Ushuaia significa letteralmente “ultima baia” e la città è relativamente giovane, fondata nel 1884 dal commodoro Augusto Laserre sul mitico Canale di Beagle. Presto sede di un importante carcere di massima sicurezza, che rimase attivo fino al 1947, la città sembrò conoscere un discreto sviluppo industriale tra gli anni 70 e 80.

Oggi, però, non rimane pressoché nulla di quelle attività, e l’economia locale si basa soprattutto sulla pesca e sul turismo (lo stesso carcere è diventato sede del museo navale e merita una visita). Nella stagione estiva, infatti, Ushuaia rappresenta un’ottima base per le spedizioni in Antartide o per le escursioni al Parco della Terra del Fuoco e lungo il canale di Beagle.

Il Parco della Terra del Fuoco (il cui nome deriva dai fuochi che gli indigeni accendevano lungo la costa e tanto impressionarono Darwin), è stato creato nel 1960, misura oltre 63.000 ettari ed è l’unico in Argentina con accesso al mare. Facilmente raggiungibile da Ushuaia seguendo il tratto finale della famosissima Rute Nr. 3, è un susseguirsi di boschi, specchi d’acqua, fiumi laghi e cascate. Un ambiente molto suggestivo dove è facile incontrare volpi e castori. I trekking non presentano difficoltà di nessun tipo ma accade spesso di dover camminare su sentiero molto fangoso e le carte non sono sempre precise.

Da Ushuaia potete anche scegliere di imbarcarvi su una delle motonavi che attraversano il canale di Beagle, ammirando la splendida fauna che popola questi luoghi: cormorani, leoni marini e foche fino ad ammirare il faro dove i due oceani, Atlantico e Pacifico si incontrano, alla “fin del mundo”.

Foto di maxtdf

Sara Daffara 6 luglio 2009 12:00

Cueva de las manos

La Cueva de las Manos (Caverna delle Mani) è una caverna situata all’interno del Parco Nazionale Perito Moreno nella provincia argentina di Santa Cruz, 163 chilometri a sud della città di Perito Moreno.

La Caverna si trova nella valle del fiume Pinturas, in un luogo isolato della Patagonia a circa 100 chilometri dalla strada principale. Essa è famosa per le pitture rupestri rappresentanti mani, realizzate dal popolo indigeno di questa regione (probabilmente progenitori dei Tehuelche), vissuto fra i 9.300 e i 13.000 anni fa. Gli inchiostri sono di origine minerale, quindi l’età delle pitture rupestri è stata calcolata dai resti degli strumenti, ricavati da ossa, usati per spruzzare l’inchiostro sulla roccia.

La caverna principale è profonda 24 metri, con un ingresso largo 15 metri ed un’altezza iniziale di 10. All’interno della caverna il terreno è inclinato, in salita e l’altezza si riduce progressivamente fino a non più di 2 metri.

Le immagini delle mani sono spesso in negativo, e oltre a queste ci sono scene di caccia, esseri umani, lama, nandù, felini ed altri animali, nonché figure geometriche e rappresentazioni del sole. Dipinti simili, anche se in numero minore, sono presenti anche nelle caverne circostanti. Sul soffitto si trovano puntini rossi, ottenuti probabilmente immergendo nell’inchiostro le bolas (cordicelle o lacci di cuoio alle cui estremità sono legate delle palle di circa 10 cm di diametro da un lato, e delle maniglie, in genere cuoio, dall’altro e che in origine erano usate come arma o strumento di caccia) e tirandole successivamente verso l’alto. I colori usati per dipingere le scene variano dal rosso, ottenuto dall’ematite al bianco, nero e giallo.

La maggior parte delle mani sono sinistre, il che suggerisce che i “pittori” tenessero gli strumenti che spruzzavano l’inchiostro con la destra. Le dimensioni delle mani sembrano quelle di un ragazzino di 13 anni ma, considerando che probabilmente esse sono più piccole di quanto non fossero in realtà, si pensa che le mani appartenessero a persone di qualche anno più vecchie: in questo caso potremmo trovarci di fronte ad un rito, lasciare l’impronta della propria mano sul muro della caverna (probabilmente sacra) poteva significare il passaggio dall’età infantile all’età matura.

Nel 1999 la Cueva de las Manos è stata inserita nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Simonetta Radice 2 giugno 2009 12:00

Tra ponti e dune di ghiaccio: lo spettacolo del Perito Moreno

Senza fiato. Così vi lascia l’enorme distesa del Perito Moreno quando appare subito dopo uno degli ultimi tornanti all’interno del parco Los Glaciares, a circa 80 km dalla cittadina di El Calafate, sul lago Argentino.

250 Km quadrati di estensione per 30 di lunghezza e un fronte di 5 fanno di questo ghiacciaio la terza riserva mondiale di acqua dolce. La sua particolarità, comunque, non si deve tanto alle pur notevoli dimensioni quanto piuttosto al fatto di essere uno dei pochi ghiacciai in espansione, con un avanzamento annuo di circa 2 metri.

Questo avanzamento è responsabile del famoso fenomeno del “ponte di ghiaccio”: quando il fronte raggiunge l’altra sponda del Lago Argentino, si forma una sorta di diga naturale di ghiaccio, che viene lentamente erosa dall’acqua del lago stesso. Si crea in questo modo un ponte tra il fronte e la sponda che, assottigliandosi sempre di più, finisce per crollare fragorosamente dentro le acque del lago.

Al di là di questo straordinario fenomeno, che si ripete con una frequenza variabile tra i 2 e i 4 anni, ogni giorno è possibile assistere alla spettacolare caduta dei blocchi di ghiaccio nelle acque, che avviene per via della pressione esercitata dall’acqua sul fronte del ghiacciaio.

Non accontentatevi, però, di guardare questa meraviglia della natura dalle passerelle. E’ possibile infatti fare una facile escursione con le guide, camminando sul ghiacciaio attrezzati di ramponi. L’escursione è facilissima, alla portata di tutti, e offre scorci incredibili sul lago tra le dune bianche del ghiacciaio, guardando i piccoli crepacci, gli incredibili colori dell’acqua e il contrasto con il blu del cielo. Il costo dell’escursione non è economicissimo (circa 80 € per circa 4 ore in tutto), ma se non avete mai camminato su un ghiacciaio e la giornata è bella, l’occasione è sicuramente da non perdere.

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Foto di Matito e Marina & Enrique