Manuel Olivares 30 giugno 2009 08:00

Bangkok: la sensualitá degli spiriti reincarnati (Parte 2)

Le distrazioni sono notoriamente molte a Bangkok. Un moralista hindu la definirebbe l’espressione quintessenziale della Maya, del mitico velo sugli occhi che preclude la visione autentica (a patto che questa autenticita’ non sia troppo noiosa e bacchettona) della realta’.
La sensualita’ della citta’ degli angeli e’ a tutto tondo. Anche andare dal parrucchiere puo’ essere un’esperienza sensuale per la gentilezza, la grazia con cui si viene trattati. L’istanza principale e’ quella di mettere costantemente a proprio agio il cliente, dissetandolo, facendolo accomodare in spazi accoglienti, con buona musica e, dato il clima tropicale, ben refrigerati.

L’offerta di cibo e’ generalmente di buon livello e molto diversificata. E’ anche possibile trovare degli ottimi ristoranti italiani (ad esempio la Pizzeria Bella Napoli o il ristorante Venezia, entrambi nell’area di Sukhumvit) anche se piuttosto cari per i parametri locali (in particolare se si vuole bere del buon vino). La cucina thai, tuttavia, non ha molto da invidiare a quella nostra ed e’ senz’altro piu’ accessibile. Non mancano poi buoni ristoranti indiani, vietnamiti, coreani, giapponesi, laotiani, medio-orientali e cinesi. In una parola: e’ difficile morir di fame a Bangkok, ce ne e’ per tutti i gusti e per tutte le tasche, fino all’economicissimo e diffusissimo street food (cibo da strada) che contempla carne, pesce, verdure, noodles, frutta, dolci ed e’ anche abbastanza sicuro (non sicurissimo) per la salute.

wat phoDando alla carne cio’ che le spetta, credo sia un peccato trascurare alcuni aspetti culturali della citta’. In primo luogo credo meriti almeno una mattinata il National Museum per una conoscenza della storia e delle diverse espressioni artistiche e tradizionali del paese.
Poco distante si trova il Wat Phra Kaew, il Tempio del Buddha di Smeraldo che comprendeva anche la precedente residenza dei re thai: il Grand Palace. Il complesso templare e’ stato inaugurato nel 1782, a seguito del trasferimento della capitale da Thonburi a Krungthep. La visita richiede un abbigliamento appropriato, vanno evitate le minigonne e le scollature ma anche i pantaloni corti. Va inoltre ricordato che “mostrare i piedi”, seduti in terra, ad un’immagine del Buddha e’ considerato oltraggioso.
Meno affollato del Wat Phra Kaew, il Wat Pho ha la piu’ imponente collezione di immagini di Buddha e la piu’ grande scultura di Buddha sdraiato, integralmente laminata d’oro, della Tailandia. Il Wat Pho, soprattutto nel pomeriggio avanzato, poco prima della chiusura (alle 17.00) puo’ anche dare l’opportunita’ di momenti di intensa pace e raccoglimento, preziosi nel reame rutilante della maya.

Dato alla cultura il tributo che le spetta, l’entertainment, nella citta’ degli angeli, e’ straordinario. Sono molte le buone discoteche, i locali di musica dal vivo ed un’esperienza interessante puo’ essere spendere un paio di ore in uno degli avveniristici cinema, in alcuni dei quali sono anche disponibili film stranieri. Il cliche’ imporrebbe una serata al Lumphini Stadium o al Ratchadamnoen Stadium per uno spettacolo di Muay Thai, la box tailandese. Personalmente, al ring ho preferito il Kathoey Cabaret, lo spettacolo di travestiti e transgenders (ce ne sono molti in Tailandia, sono molto piu’ accettati che in altri paesi e fanno anche lavori del tutto “normali”: infermiere, portinaio, segretario ecc.) che si tiene ogni sera in due teatri della citta’. Lo spettacolo e’ di buon livello, non e’ assolutamente volgare ed in certi momenti e’ anche divertente. Riscuote in genere moltissimo successo con ricche comitive di giapponesi.
In conclusione, come non spendere due parole sui celebri go-go bars che hanno fatto la gioia dei poveri reduci dai fronti di guerra in Vietnam? In buona sostanza sono quei locali, in genere notturni, gremiti di ragazze avvenenti disposte a prendersi integralmente cura dei clienti. Alcuni trovano il fenomeno deprimente o una finestra sulla difficile condizione della donna, in Tailandia.
Naturalmente la questione e’ troppo complessa ed esprimere giudizi a chiusura di un breve articolo rischierebbe di essere azzardato. Quel che posso dire qui e’ che la zona a luci rossa, Patpong, con una maggiore concentrazione di go-go bars puo’ anche presentare qualche rischio. Viene ad esempio sconsigliato di entrare in locali dove vengano offerti spettacoli di sesso dal vivo perche’ includono spesso non espliciti sovrapprezzi sulle consumazioni. E’ tuttavia difficile contestare un conto spropositato quando le porte del locale vengono prontamente chiuse e presidiate da erculei figuri. Per chi volesse trascorrere una serata in un go go bar sono invece consigliabili, anche da frequentatori incalliti, il Soi Cowboy ed il Nana Entertainment Plaza, entrambi in zona Sukhumvit.

Tratto da viverealtrimenti

Foto di edwin11

Manuel Olivares 23 giugno 2009 08:00

Bangkok: la sensualitá degli spiriti reincarnati (Parte 1)

Arrivare all’aeroporto di Bangkok da quello di Calcutta, come ha fatto il sottoscritto, e’ un’esperienza difficile da dimenticare.
Il Suvarnabhumi Airport e’ probabilmente il piu’ evoluto e “trafficato” dell’Asia. E’, letteralmente, una citta’. Le pratiche del visto richiedono 5-10 minuti. Il visto e’ gratuito, valido per un mese e con possibilita’ di estensione. L’offerta di alberghi e di taxi, nello stesso aeroporto, e’ da capogiro ma e’ anche attivo un servizio di autobus che portano in tre diverse importanti aree della citta’, a costi decisamente ragionevoli.

L’aereoporto Suvarnabhumi non e’ la sola espressione della laboriosita’ e del dinamismo thai, impegnato da secoli a tenere il passo del tempo.
La Tailandia e’ difatti un paese che riesce a conciliare brillantemente tradizione e modernita’. E’ una monarchia costituzionale dal 1932 ma la sua e’ fondamentalmente la storia di una monarchia assoluta. Ancora oggi la figura del re, Rama IX, e’ molto amata dal popolo al punto che qualunque guida o viaggiatore con una minima conoscenza del paese, consigliano di evitare di criticarla pur nel piu’ benevolo dei modi, segnalando che il reato di lesa maesta’ viene punito con 7 anni di prigione.

L’amore dei tailandesi per i propri monarchi puo’ anche essere riconducibile al fatto che i re dell’ultima dinastia, a partire da Rama I che acquisi’ la carica nel 1782, hanno dato spesso prova di essere buone guide per il popolo. Sono riusciti a preservare il paese da pericolosi vicini, in primo luogo i birmani e, nella prima meta’ dell’800, i vietnamiti. Rama IV, in carica dal 1851 al 1868, pose le basi per l’abolizione della schiavitú, portata a termine dal successore, promosse lo status della donna (il sesso veramente debole nel paese), svincolandone, ad esempio, la scelta matrimoniale dalle imposizioni dei genitori. Sviluppó il sistema scolastico ispirandosi al modello occidentale e valorizzando l’insegnamento della lingua inglese e delle moderne tecnologie. Offrí borse di studio agli ufficiali dell’esercito per studiare e vivere all’estero.
La storia della cittá ha inizio con quella dell’ultima dinastia. E’ difatti Rama I a spostare la capitale del Siam -allora Thonburi- dal lato ovest al lato est del fiume Chao Phraya che offriva maggiore protezione dagli attacchi dell’esercito di Burma. Nel 1785 viene ultimato il nuovo palazzo reale assieme ai lineamenti fondamentali della citta’. Viene tenuta una cerimonia di seconda incoronazione del re assieme a quella di fondazione della nuova capitale. Il nome Bangkok non e’ il piu’ autentico ma quello, contratto, del villaggio (Bang Makok) nei pressi del quale la citta’ ha preso corpo. E’ il nome che hanno sempre utilizzato i mercanti stranieri per evitare l’autentico scioglilingua di quello ufficiale: Krungthep mahanakhon amonratanakosin mahintara ayuthaya mahadilok popnopparat ratchathani burirom udomratchaniwet mahasathan amonpiman avatansathit sakkathattiya witsanukamprasit.
Per comprensibile comodita’, la citta’ veniva anche chiamata Krungthep: la citta’ degli angeli mentre nel nome integrale veniva, tra l’altro, qualificata come “grande terra inespugnabile, luogo vivente di spiriti reincarnati”.

A dispetto dell’altisonanza del nome, la citta’ degli angeli, negli anni della guerra in Vietnam, divenne la tenutaria di bordelli per i soldati americani che provenivano dal fronte. Di li’ ad un paio di decenni conobbe una sorta di miracolo economico, nell’ambito della piu’ generale ascesa delle “tigri asiatiche”. Oggi e’ una cittá modernissima e rutilante con squarci di arretratezza e poverta’ tipicamente asiatiche. Una citta’ che qualche vecchio forcaiolo comunista condannerebbe come deteriore espressione di capitalismo reale. Io trovo sia coinvolgente e frenetica, efficiente e consumista, sensuale e marchettara. Sta al visitatore scegliere quel che di meglio e’ in grado di offrire, privilegiando la sensualita’ (ad esempio di alcune belle massaggerie) alle marchette da strada, l’opportunita’ di acquistare buoni prodotti -ad esempio di alta tecnologia, artigianato, antiquariato e gioielleria-, a prezzi spesso convenienti, al consumismo becero.

Tratto da Vivere Altrimenti

Foto di Lemoncat1