Calcutta: l’ombra del British Raj. (Parte 3)

Sono diversi i luoghi che meritano una visita a Calcutta. Sicuramente l’Indian Museum ed il Victoria Memorial, con una mostra permanente di acquerelli ed olii di artisti inglesi (ad esempio Thomas e William Daniell) che hanno soggiornato alcuni anni in India, tra la fine del ‘700 e la prima meta’ dell’800.
La Ramakrishna Mission, tuttavia, e’ l’espressione di una parte senz’altro illuminata della cultura religiosa bengalese ed una visita credo sia irrinunciabile.
Sri Ramakrishna nasce il 18 febbraio 1836 in un villaggio povero non distante da Calcutta. A 19 anni, avendo ottenuto appena una rudimentale scolarizzazione, diviene il bramino officiante nel tempio di Kali, nel sobborgo di Dakshineswar, a Calcutta. Per circa 11 anni si dedica a diverse sadhana (pratiche spirituali), arrivando ad avere l’esperienza dell’Advaita, di uno stato di coscienza al di la’ di ogni divisione tra soggetto pensante ed oggetto pensato, realta’ interiore e realta’ esterna. Non trascura poi di approfondire l’islam ed il cristianesimo, intuendo ed esperendo che i rispettivi sentieri spirituali possono condurlo allo stesso stato di grazia.
Diventa dunque un sostenitore dell’unita’ delle religioni, espressioni tutte della stessa verita’ spirituale. Simile approccio universalistico lo applica agli uomini ed alle donne, tutti e tutte uguale ricetto della divinita’ dunque ugualmente meritevoli di rispetto.
Ramakrishna muore nel 1886 dopo aver fondato l’ordine monastico Ramakrishna Math.
La Ramakrishna Mission, dove monaci del Ramakrishna Math e devoti laici collaborano a concretizzare gli ideali del maestro, vede la luce alcuni decenni piu’ tardi ad opera del piu’ importante discepolo del bramino di Dakshineswar, il gia’ citato Swami Vivekananda, morto nel 1902.
L’armonia tra le diverse religioni ed il servizio all’umanita’ come piu’ alta forma di espressione religiosa sono i due pilastri della Ramakrishna Mission, attiva nella realizzazione di ospedali ed interventi in situazioni di drammatica emergenza (il ciclone in Orissa nel 1999 o lo Tsunami nel dicembre 2004 per fare appena due esempi).
Gli insegnamenti di Ramakrishna non sono rimasti confinati a Calcutta, avendo ispirato 166 centri nel mondo, 124 dei quali in India.
Immancabile Flurys
In chiusura: dare alla gola l’importanza che merita. I coniugi Flurys fondano, nella seconda meta’ degli anni ‘20 (dunque in uno dei periodi migliori della citta’), l’omonima sala da the’. Questa diventa presto un luogo di ritrovo per persone di tutte le eta’ che vengono cosi’ introdotte a prelibatezze svizzere ed internazionali.
La fama di Flurys supera presto i confini cittadini ed anche quelli nazionali, probabilmente in virtu’ di quello che viene da molti considerato il migliore cioccolato svizzero al di fuori dei confini europei.
La sala da the’ di Park strett (al civico 18), nel centro di Calcutta, rimane ancora oggi un apprezzato luogo di ritrovo, data anche la rilassante atmosfera un po’ retro’ cui contribuiscono gli arredi anni ’30.
Oltre che per la buona pasticceria (in particolare i dolci al cioccolato), credo si possa consigliare Flurys per un pasto completo e per i buoni piatti di pesce e di crostacei.
Foto di asis k.chatt

English
Italiano










