“Darjeeling: una tazza di te’”; puo’ evocare risonanze zen ma Darjeeling (nel nord del Bengala) ed il te’ possono essere davvero le due facce di una stessa medaglia. Naturalmente, in questo, non poteva non esserci lo zampino furbo degli inglesi che credo abbiano sempre dimostrato di essere dei buoni coloni, in India. In primo luogo, naturalmente, per se stessi (il colono, per definizione, non e’ esattamente un filantropo) poi per i locali cui hanno lasciato: una rete ferroviaria in grado di coprire quasi integralmente il subcontinente, una lingua nazionale (sostituita intorno alla meta’ degli anni ’50 con l’hindi) che avvantaggia enormemente il paese nella sua irruzione nella storia, un modello di sistema politico, scolastico ed amministrativo cui gli indiani si sono in grandissima parte ispirati.
Ma, adesso, torniamo a Darjeeling…
Il posto ha una suggestione, direi, “da confini del mondo”, da “localita’ remota”. Non e’ dunque particolarmente facile da raggiungere. Da Calcutta si puo’ prendere un treno notturno fino a New Jalpaiguri da cui bisogna poi raggiungere la vicina Siliguri per salire su di un autobus governativo o una jeep. Le jeep vengono stipate quasi oltre lo stipabile ed impiegano tre o quattro ore, su strade strette e ricche di tornanti, per raggiungere la cittadina. In alternativa si puo’ utilizzare la pittoresca Darjeeling Himalayan Railway, piu’ comunemente conosciuta come Toy Train ( treno giocattolo) da Siliguri. I mezzi che utilizza sono difatti dei treni in miniatura (con non piu’ di tre o quattro carrozze) che corrono su un unico binario. Data la penuria di posti e’ consigliato prenotare con almeno un giorno di anticipo. Inutile dire che la soluzione del Toy Train, pur essendo piu’ piacevole, e’ anche la meno immediata.
Facendo un po’ di storia
La zona montagnosa in cui si e’ sviluppata Darjeeling (ad oltre 2000 metri sul livello del mare) ha fatto parte dei regni buddisti del Sikkim -nel nord est dell’India, ai confini con la Cina, per lungo tempo considerato una sorta di Shangri-La himalayano- sino al 1780, quando e’ stata annessa al Nepal dagli invasori Gurkhas. Gli inglesi, saggiando le potenzialita’ di una parte del territorio come hill station (letteralmente stazione collinare anche se credo in questo caso sarebbe piu’ adatto l’aggettivo pedemontana) iniziarono a contenderlo ai temibili Gurkhas sino ad assumerne il controllo nel 1816. La East India Company restitui’ buona parte delle terre al Sikkim per poi persuadere le autorita’ del piccolo stato buddista a cederle l’allora disabitata area di Darjeeling in cambio di un pagamento annuale. La cosa provoco’ un forte risentimento da parte del Tibet che guardava al Sikkim come ad uno stato vassallo. Dove la diplomazia si areno’ risolsero le armi e, nel 1849, l’Inghilterra annise l’area al British Raj per poi respingere un’invasione tibetana nel 1886.
Nel frattempo, la hill station vide presto la luce. Nel 1857 la popolazione di Darjeeling aveva gia’ raggiunto le 10000 unita’, molto in ragione del massiccio afflusso di lavoratori Gurkhas dal Nepal. La foresta inizio’ dunque ad ospitare case coloniali e piantagioni di te’.
Dopo l’indipendenza dell’India, nel 1947, i Gurkhas divennero la principale forza politica nella citta’, giungendo a rivendicare, nel 1980, la creazione di uno stato separato: il Gorkhaland. I Gurkhas non sono stati gli unici, in India, ad avere tentazioni secessioniste. Credo meriti segnalare la forte pressione, in Punjab, per creare uno stato sikh indipendente -il Khalistan- repressa molto duramente, per ordine di Indira Gandhi, nel 1984. Il provvedimento, giudicato da molti eccessivo, della figlia di Nehru, le costo’ molto caro. Nel corso dello stesso anno fu difatti assassinata dalle proprie guardie del corpo: due sikh. Non vanno poi dimenticate le forti rivendicazioni indipendentiste in Kashmir che si inquadrano in dinamiche piuttosto complesse (e con drammatiche derive terroristiche) di territori ancora oggi contesi tra India e Pakistan.
Anche a Darjeeling le rivendicazioni secessioniste hanno portato ad episodi di violenza, in particolare nel 1986, per opera del Gurkha National Liberation Front (GNLF). Un compromesso accettabile viene raggiunto solo due anni dopo, quando viene garantito al neo-costituito Darjeeling Gurkha Hill Council un buon margine di autonomia nel governo dell’area.
Spinte secessioniste, tuttavia, hanno continuato e continuano a farsi sentire. Alcune organizzazione Gurkha (tra cui lo stesso DGHC) sono state accusate di assassinii politici ed ancora oggi la situazione politica non e’ delle piu’ tranquille, in citta’. Questo non deve necessariamente scoraggiare dall’organizzarvi una visita; e’ sufficiente raccogliere qualche informazione preliminare, tenendo conto che i turisti vengono difficilmente coinvolti nelle problematiche locali, soprattutto se evitano di girare di notte.
Tratto da Vivere Altrimenti
Foto di Timabbott