Calcutta: l’ombra del British Raj. (Parte 2)

La versione piu’ accreditata dell’origine di Calcutta vede un mercante inglese, Job Charnok, insediarsi sulla sponda est del fiume Hooghly, nel villaggio di Sutanuti, nel 1686, rimanendovi fino al momento della morte, sette anni piu’ tardi.
Job Charnok: si raccontano molte storie su di lui, ad esempio che salvo’ un vedova che stava per essere bruciata sulla pira del marito per poi sposarla. Si racconta anche che assunse diversi usi e costumi dei locali, integrandosi nel tessuto sociale bengalese. Viene ad esempio segnalato un albero alla cui base era solito sedersi, fumando la sua pipa e discutendo, spesso di affari, con gli autoctoni.
Secondo questa stessa versione, la data esatta della fondazioni di Calcutta e’ il 1698, quando i villaggi di Sutanuti, Gobindapur e Kolikata (da cui ha ripreso il nome originario la citta’: Kolkata) vengono affidati formalmente, dietro pagamento di una “pigione” annuale, alla British East India Company.
A quel punto gli inglesi, come hanno dato spesso prova di saper fare, si organizzano e, in poco tempo, vede la luce una “miniatura orientale” di Londra, con edifici pubblici, ampi boulevards, chiese e grandi giardini. A margine di tutto questo: slums sovraffollati lungo le rive dell’Hooghly, dove sopravvivono malamente i servitori indiani del British Raj.
Nel 1756 il nababbo di Murshidabad (Siraj-ud-daula) riprende possesso della citta’ (lo stesso nababbato aveva affidato agli inglesi i villaggi di Sutanuti, Gobindapur e Kolikata), imprigionando dozzine di membri dell’aristocrazia coloniale in una stanzetta sotto l’edificio militare inglese Fort William. Il mattino seguente circa 40 persone sono morte di asfissia. La tragedia viene tramandata negli anni seguenti come la storia del “buco nero di Calcutta”.
L’anno successivo la citta’ torna sotto il controllo inglese, divenendo la capitale ufficiale del British Raj.
Nel corso dell’ottocento, l’intellighentsia bengalese inizia ad alimentare un movimento nazionalista. La famiglia Tagore da’ al Bengala ed all’India diversi intellettuali di pregio tra cui il celebre poeta Rabindranath, premio nobel per la letteratura nel 1913.
Due anni dopo Rabindranath Tagore, agli inizi del 1863, nasce Narendra Nath Datta, successivamente conosciuto come Swami Vivekananda. All’eta’ di 30 anni rappresenta l’induismo nel Parlamento Mondiale delle Religioni ospitato nell’Art Institute di Chicago. Negli anni seguenti consolida la sua fama viaggiando e tenendo conferenze ed incontri in Occidente. Di ritorno in India nel 1897, diviene una sorta di icona dell’orgoglio nazionale bengalese.
La reazione inglese non si fa attendere a lungo. Il 16 ottobre 1905 il Bengala viene diviso con l’intento di limitare l’importanza di Calcutta bilanciandola con lo sviluppo di Dhaka (capitale dell’attuale Bangladesh), in una provincia a maggioranza musulmana.
I bengalesi reagiscono, a loro volta, con molte manifestazioni di protesta e la crescita dello swadeshi: la promozione commerciale dei prodotti locali (in opposizione a quelli di importazione o produzione inglese).
La crescita del movimento indipendentista spinge infine gli inglesi, nel 1912, a spostare la capitale a Delhi (per quanto tale spostamento diventera’ integralmente effettivo agli inizi degli anni ’30). In concomitanza inizia un periodo di prosperita’ ed espansione della citta’. Nel 1920 apre l’aeroporto mentre trasmissioni pubbliche da tutta l’India vengono trasmesse dalla radio cittadina. Le relazioni con gli inglesi non migliorano: Rabindranath Tagore rinuncia al grado di cavaliere, conferitogli dall’Inghilterra, per protestare contro il massacro di Amritsar (in Punjab) avvenuto, per mano inglese, nel 1919.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale inizia il periodo critico per la citta’. La fame decima la provincia mentre gli inglesi dirottano cibo ed altre risorse per lo sforzo bellico. Nel 1946, nel corso di una rivolta cittadina (il “giorno dell’azione diretta”, cosi’ chiamato dalla Lega Musulama) muoiono circa 100000 persone prima che Gandhi ed altri leaders politici riescano a riportare la pace.
L’anno successivo alla sanguinosa rivolta, l’India conquista l’indipendenza. Gli sforzi di Gandhi, tuttavia, non valgono a tenerla unita e la nascita dello stato musulmano del Pakistan (diviso in due sezioni, una ad Occidente corrispondente al Pakistan attuale ed una ad Oriente, corrispondente all’attuale Bangladesh) rappresenta uno dei momenti piu’ tragici nella storia del paese. In particolare in Punjab, le migrazioni di musulmani verso il Pakistan e degli hindu verso l’India degenerano in scontri terribilmente cruenti.
Anche a Calcutta la partizione ha un esito drammatico, nel momento in cui il flusso migratorio, con l’allora Pakistan dell’est, e’ praticamente unidirezionale. Circa 4 milioni di hindu si riversano nell’antica capitale rendendo invivibili i gia’ sovraffollati slums. Una seconda ondata di profughi, questa volta musulmani, arrivera’ nel 1971, nel corso della guerra indopakistana. A tutto questo si aggiunge il declino del porto della citta’ e la crisi economica che ne consegue.
Il nuovo millennio tuttavia, assieme al nome originario della citta’ -Kolkata- ha portato centri commerciali, cinema multisala, redistribuzione della popolazione, crescente benessere, in una parola: diverse ragioni per continuare a sperare.
Tratto da Vivere Altrimenti
Foto di Rita Willaert

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