Donatella Cambosu 9 settembre 2009 08:00

IN SICILIA SULLE TRACCE DEL GATTOPARDO

Con  “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa io, e moltissimi altri, ci siamo innamorati della Sicilia e di certe sue atmosfere, prima ancora di averla visitata.

A quel punto, la “fuitina” turistica nell’isola è doverosa e non può essere banale, deve rispondere a un preciso itinerario, peraltro semplice da tracciare: Palermo, Santa Margherita di Belice e Palma di Montechiaro. Queste tre località, scenari del famoso romanzo, dell’omonimo film di Luchino Visconti e soprattutto della vita dello scrittore, sono da diversi anni parco letterario, ragione che rende la vita più semplice a chi fosse interessato a visitare una parte molto bella e interessante della Sicilia lasciandosi trasportare dalle pagine di un libro: basta consultare e contattare l’associazione del “Parco letterario del Gattopardo” e il nostro tour (ideale per un bel fine settimana di fine settembre) sarà praticamente risolto.

Prima cosa, raggiungere Palermo: se non si va con auto propria o camper,  l’aeroporto “Falcone-Borsellino” ospita collegamenti effettuati da diverse compagnie, anche low cost. Per le altre località, due possibilità: autonoleggio o autolinee pubbliche.

Palermo è una città affascinante, contraddittoria, forse eccessiva, estremamente aristocratica o popolare, lussuosa e decadente, calda, piena di odori e anche un pò sporca: oziosamente adagiata in riva al mare, ha visto insediarsi e scalzarsi genti e culture, ognuna delle quali ha lasciato vistose tracce. Il Gattopardo, attraverso la prospettiva interiore del Principe di Salina, la descrive in un momento rivoluzionario, quando si costruiva l’unità d’Italia e in Sicilia sbarcavano le truppe garibaldine, ansiose di abbattere l’aristocrazia feudale.

La sede del Parco Letterario (in cui si possono prenotare le visite guidate, raccomandatissime, ma anche punto di ristoro, caffè letterario, biblioteca) è nel centro storico, in vicolo della Neve all’Alloro, a ridosso di piazza Marina, vicina al palazzo in cui Giuseppe Tomasi di Lampedusa visse l’ultima parte della sua vita : siamo nel quartiere Kalsa e da qui si possono dipanare diversi percosi, tasselli nella vita dello scrittore, in quella della famiglia Salina e nello stesso capolavoro di Visconti.

Al di fuori del centro storico, bellissima la passeggiata nella Piana dei Colli, zona a nord di Palermo in cui  nel ‘700-‘800 furono costruite dall’aristocrazia palermitana stupende residenze di villeggiatura, fra cui  si trovano Villa Lampedusa (nel romanzo Villa Salina), appartenuta a Giulio Tomasi, principe di Lampedusa, il principe astronomo che nel romanzo è il Gattopardo; villa Boscogrande utilizzata da Visconti per le scene iniziali del film e Villa Niscemi, in cui si può riconoscere la villa Falconeri del romanzo. Internamente, solo quest’ultima è facilmente visitabile in quanto di proprietà pubblica e utilizzata dal Comune di Palermo come sede di rappresentanza del Sindaco.

Merita una visita a se il bellissimo palazzo Valguarnera-Gangi: situato nei pressi della Galleria d’Arte Moderna “Sant’Anna”, per la sua interna magnificenza ispirò Visconti per l’ambientazione del ballo nel film, che qui girò anche diverse riprese.

Un centinaio di chilometri a sud di Palermo, Santa Margherita del Belice: nella omonima Valle, a pochi chilometri dalle spiagge della costa, dagli impianti termali di Sciacca e dai templi greci di Segesta e di Selinunte. Immersa nei vigneti e i fichidindia, la piccola cittadina fondata da un antenato di Tomasi di Lampedusa, ruota attorno al Palazzo Filangeri Di Cutò , che nel romanzo è la residenza estiva del principe di Salina chiamata “Donnafugata”. La località, in cui tra l’altro si possono assaggiare prodotti tipici davvero squisiti come il formaggio “la vastedda” e del vino notevole, ospita anche il Museo del Gattopardo.

Palma di Montechiaro: costa meridionale, pochi chilometri da Agrigento, è stata fondata anch’essa da un antenato dello scrittore. Questo è soprattutto il luogo dell’ispirazione, dei ricordi, della memoria per Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un pezzo importante della storia della sua famiglia è legata a questa località e la sua atmosfera, alcuni dettagli dei suoi monumenti (tuttora ben conservati)  attraversano le pagine del romanzo: suggestivo il Monastero delle Benedettine, imperdibili anche per il fascino del panorama, il Castello Chiaromontano e la Torre San Carlo.

Infine, abbuffarsi di dolci (qui una delle pasticcerie più famose), perché anche l’identità gastronomica per il Gattopardo è importante.

Giuseppe Federico 1 luglio 2009 08:00

Crociera nel Mediterraneo (Parte 3)

Lunedì 11 maggio

Si arriva a Napoli. Escursione nel pomeriggio in aliscafo a Capri (si impiegano 40 minuti all’andata e 40 al ritorno). Buona l’organizzazione, anche se dato il breve tempo a disposizione, possiamo visitare bene solo la Villa San Michele del famoso scrittore svedese Axel Munthe.

Martedì 12 maggio

Si arriva a Palermo. Nel porto la Fantasia è ormeggiata accanto alla Costa Concordia, e sarà quasi sempre così anche negli altri porti, come se la Costa ci seguisse.

Sono previste diverse escursioni, anche alla valle dei templi di Agrigento (più di 7 ore), molto stancante. Conoscendo bene Palermo, decidiamo di scendere a terra per conto nostro: passeggiata nel centro (Politeama, via Ruggero Settimo, teatro Massimo), poi ci rechiamo all’ex Palazzo Reale, Palazzo dei Normanni, oggi sede della Regione Siciliana, per visitare la Cappella Palatina, gioiello dell’architettura arabo-normanna (secolo XII), e i suoi splendidi mosaici.

Solita sosta da Spinnato in via Principe di Belmonte, per acquistare le specialità siciliane (dolcetti alla mandorla).

Si ritorna a bordo per salpare alla volta di Tunisi.

Mercoledì 13 maggio

Arrivo a Tunisi verso le 7. Qui la sosta sarà solo di mezza giornata. Con il pullman si attraversa la città moderna con ampi viali alberati e svettanti minareti. Dappertutto si vedono gigantografie dell’attuale presidente Ben Alì. Si arriva alla Medina, quartiere di sapore arabo-medioevale con un affascinante labirinto di vicoli e stradine gremite dibotteghe artigiane, negozi e moschee. La guida ci conduce in un negozio di profumi, poi in uno di tappeti dove, dopo la solita contrattazione, ci lasciamo convincere all’acquisto di un tappeto. Infine ci conducono in una specie di grande emporio di articoli vari, souvenir e anche gioielli. Ci spiegano che i gioiellieri sono ebrei: la Tunisia pur essendo paese musulmano è tollerante nei confronti delle altre religioni: vediamo infatti una stella di David incisa su un portale.

Qui improvvisano una vestizione all’araba di una coppia di turisti che si prestano come volontari: sembrano proprio una coppia di musulmani; lei accenna perfino una danza del ventre. Infine breve visita al villaggio di Sidi Bou Said, di stile andaluso: fondato quando gli ebrei furono cacciati dalla Spagna in occasione della Reconcuista.

Torniamo a bordo per salpare (verso le 13) alla volta di Palma di Maiorca dove si prevede di arrivare verso le 14 del giorno successivo: il tratto Tunisi – Palma è quello più lungo di tutta la crociera, ammonta a 430 miglia nautiche (1 miglio=1852 metri).

Qusta sera, serata di gala: offerta di bibite e cocktail: optiamo per il classico Martini.

Poi tutti al ristorante in abito elegante.